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La terapia ora si fa in pista a bordo delle due ruote
L’iniziativa promossa dal pilota pisano Francesco Grillandini ha coinvolto un giovane affetto da sindrome di Down
marina di pisa. Il Covid non ferma la solidarietà come dimostra l’iniziativa di Francesco Grillandini, protagonista di una bel progetto all’insegna della mototerapia. L’occasione è stata la finale degli internazionali di Supermoto al kartodromo “Pista del Mare” di Cecina. Già la scorsa estate Francesco aveva fatto una cosa del genere con la moto d’acqua in collaborazione con l’associazione “Eppursimuove” che si occupa di bambini e ragazzi con diverse disabilità e ha pensato di replicare su una vera pista da corsa. «Ho iniziato a collaborare con l’associazione Eppursimuove in modo individuale dallo scorso anno – spiega Grillandini –. L’idea della mototerapia mi è venuta ricordando la felicità di questi ragazzi quando li avevo portati sulla moto d’acqua e anche la direttrice dell’associazione è stata subito d’accordo. Così, ho organizzato una raccolta fondi tra amici e parenti raggiungendo quota 500 euro e poi ho chiesto al proprietario della pista, Marco Cini, di darmela in concessione per l’iniziativa». Francesco era lì per gareggiare con la sua moto ma a quattro giorni dall’evento, quando ormai era tutto pronto per accogliere i ragazzi, la direttrice dell’associazione gli ha comunicato che i ragazzi erano in quarantena. Sembrava che tutto dovesse saltare ma, invece, dato che all’iniziativa avevano aderito altre due associazioni che si occupano di ragazzi down, uno di loro, Matteo, ventenne, è riuscito ad andare. «L’ho chiamato “raggio di sole” in mezzo a questo disastro – racconta Francesco –. Le gare si tenevano la mattina e il pomeriggio e all’ora di pranzo lo speaker ha annunciato in pista che Matteo era arrivato. Dopo essere passato dalla segreteria è venuto ai box e già solo per questo non stava in sé dalla felicità. Si è seduto alla mia postazione, ha acceso la moto insieme al meccanico e poi siamo montati in sella e partiti. Era emozionato già solo a sentire il rombo del motore. I commissari di gara non sono andati in pausa e ad ogni giro ci sventolavano la bandiera a scacchi come si fa sempre a fine gara in segno di saluto. L’ha fatto persino il direttore di gara. È stato bellissimo». —
D.L.
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