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Una nuova casa rifugio per donne maltrattate costrette alla quarantena

Sara Venchiarutti

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PISA. La pandemia ha fermato molte cose, ma non la violenza sulle donne. Un’emergenza nell’emergenza. Per questo motivo nasce a Pisa una casa rifugio “Covid”, la prima in provincia. Una struttura di prima accoglienza dove le donne che hanno subìto violenza di genere possono trovare immediatamente asilo in attesa di essere inserite, dopo le procedure di profilassi anti-Covid, nei percorsi già esistenti. Ieri mattina la firma del protocollo d’intesa per la gestione dell’immobile, di proprietà del Comune di Pisa, consegnato in comodato per un anno alla Società della Salute zona pisana.

La procedura per adeguare la struttura era già partita a settembre, con un investimento dell’amministrazione comunale di circa 34mila euro. «Si tratta di un appartamento che potrà ospitare le donne, ed eventualmente i loro figli, che devono potersi allontanare immediatamente dal contesto di violenza, spesso familiare», dice Raffaella Bonsangue, vicesindaco con delega al patrimonio, che ha firmato il protocollo insieme alla presidente della Sds zona pisana Gianna Gambaccini. «Nella cornice della pandemia bisogna seguire le norme che prevedono il distanziamento, l’isolamento, l’accertamento di un eventuale contagio. Questo ha reso ancora più difficile l’inserimento diretto delle donne vittime di violenza nelle Case Rifugio. Come amministrazione – aggiunge Bonsangue – volevamo realizzare questo progetto da tempo, anche grazie all’impulso della nota arrivata nel marzo scorso dalla prefettura di Pisa in rappresentanza del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio». E come l’emergenza sanitaria ha imposto «un rafforzamento di altre strutture in difficoltà, così anche gli spazi dell’accoglienza sono stati potenziati per non lasciare indietro nessuno», sottolinea il capo di gabinetto della Prefettura di Pisa, Ciro Silvestro.

La casa rifugio è pronta ad accogliere le donne che ne avranno bisogno dopo essere stato arredato grazie a una donazione del Rotary Club Galilei, come ha ricordato Gambaccini. —

Sara Venchiarutti

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