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«Massimo aveva tante qualità era un piacere stare con lui»
Il ricordo del professor Frendo, ex compagno di studi e collaboratore a Pisa della vittima
il racconto
«Massimo era una persona piena di qualità. Seria, piacevole, preparata. Era un piacere stare con lui». Francesco Frendo, professore associato di Progettazione meccanica e costruzione di macchine al dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’università di Pisa, conosceva bene Massimo Storai.
Un rapporto iniziato ai tempi dell’università a Pisa e poi proseguito con una collaborazione che andava avanti da oltre quindici anni attraverso i contatti coltivati con l’ateneo pisano.
L’ingegnere livornese, libero professionista, aveva come punto di riferimento l’università quando doveva mettere a punto dei progetti legati alle evoluzioni di modelli delle moto da cross, il suo passatempo assecondato con la serietà del professionista scrupoloso.
Lavorava spesso con una società in particolare, la Beta Motor di Rignano sull’Arno specializzata in moto da cross. Ma i committenti erano anche altri.
Quando c’era da mettere insieme passione e cervello per misurarsi su una sfida professionale, Storai si rivolgeva all’amico Francesco negli anni diventato docente universitario.
«Ho conosciuto Massimo ai tempi della laurea – ricorda il docente nel suo ufficio al dipartimento di ingegneria meccanica – . Siamo stati anche compagni durante il dottorato di ricerca. Lavorava per conto suo e si rivolgeva a noi quando ne aveva bisogno, collaborava attraverso attività di consulenza con aziende private e si appoggiava all’ateneo per attività sperimentali o di ricerca che poteva aver ideato lui o che gli venivano commissionate dal privato».
Sposato e padre di un ragazzo di 13 anni, Storai nonostante l’intenso rapporto con le eccellenze dell’ateneo non ha mai svolto attività didattica a Pisa. Chi ha la cattedra è la moglie, Maria Claudia Gargini, biologa e docente dello stesso ateneo pisano, nonché presidente del corso di laurea magistrale in scienze della nutrizione umana, ideato nel 2016 all’interno della facoltà di farmacia.
“Il campione”, come lo avevano battezzato gli amici riconoscendogli una superiorità indiscussa nel muoversi sulle moto, in passato era stato uno stretto collaboratore del professor Emilio Vitale, un big dell’ingegneria meccanica, un collezionista di brevetti e intuizioni felici per il mondo delle due e delle quattro ruote a livello nazionale. Nel 2008 fu protagonista di un gravissimo incidente in moto mentre girava sul circuito del Mugello. La passione e il rischio che ritornano anche nella vita interrotta dell’ingegner Storai.
«So che lo chiamavano “il campione” - conclude il professore –. Non sono un motociclista e non posso giudicare, ma mi dicevano che era davvero bravo, uno forte. Aveva unito passione e professione in una persona che era davvero piacevole frequentare». —
Pietro Barghigiani
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