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l’inchiesta  

Campione di cross trovato morto Ecco tutti i dubbi ancora da chiarire

Federico Lazzotti
Campione di cross trovato morto Ecco tutti i dubbi ancora da chiarire

Il corpo dell’ingegnere sessantenne finito in un dirupo La Procura ha disposto l’autopsia per capire le cause

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Federico Lazzotti

livorno. Massimo Storai, 60 anni, ingegnere meccanico collaboratore dell’Università di Pisa e quel nomignolo di “campione” affibbiato dagli amici per le sue abilità alla guida delle due ruote, esce di casa intorno alle 15.15 di sabato. Poco prima ha sistemato la moto da enduro, una Ktm 300, sul carrello agganciato al furgone. «Vado a provare le nuove sospensioni, ci vediamo più tardi», dice alla moglie Claudia, docente di farmacia all’università di Pisa. Gli investigatori hanno calcolato che per arrivare alla Valle Benedetta, paradiso delle due ruote, ha impiegato circa un quarto d’oro. Dunque dovrebbe essere salito in sella poco dopo le 15.30. Quasi sicuramente, prima di ingranare la prima, ha azzerato il parziale del conta chilometri, come è consuetudine tra gli appassionati per poi controllare la lunghezza del percorso effettuato.

Da questo momento in avanti c’è un vuoto di circa tre ore e mezzo che i carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Pietro Peruzzi, stanno cercando di riempire un pezzetto alla volta per capire le cause della morte del sessantenne, trovato intorno alle 20 da alcuni amici in una avvallamento profondo circa due metri che corre lungo la strada – la pietraia la chiamano in gergo gli enduristi – che porta alla cava del Canaccini.

Il primo passo della Procura è stato quello di sequestrare la moto del sessantenne, trovata lungo il percorso, e disporre l’autopsia sul corpo del sessantenne. Al centro degli accertamenti, dunque, le cause della morte. E soprattutto capire se sia tratto di un incidente, magari con il coinvolgimento di terzi (ipotesi che per il momento viene esclusa), oppure di un malore che abbia causato la caduta. È proprio questo il quesito che il pubblico ministero ha rivolto al medico legale che oggi eseguirà gli esami autoptici prima di riconsegnare la salma ai familiari per i funerali che dovrebbero essere fissati tra domani e giovedì. Al momento sono tre gli elementi che lasciano propendere gli investigatori per la pista del malore. Il primo, che serve più che altro per fissare temporalmente il momento del decesso, riguarda i chilometri percorsi dalla moto prima di fermarsi. Sul contachilometri parziale erano sette quelli segnati. Dunque, dato per probabile l’azzeramento alla partenza, il sessantenne è stato in sella per circa venti minuti, ponendo così l’orario del decesso intorno alle 16.

Questo elemento – la moto è stata trovata a circa cinque chilometri dal furgone – potrebbe significare che il motociclista è arrivato fino alla cava del Canaccini, dopodiché ha percorso poco più di un chilometro in senso contrario prima di cadere nel dirupo. E qui arriviamo ad altri due elementi che fanno propendere per il malore e riguardano le condizioni della moto e quelle in cui è stato trovato il cadavere. «Sul mezzo – confermano gli amici – non c’erano segni evidenti di uno scontro». Inoltre il sessantenne dopo la caduta non ha nemmeno provato a risalire. Tanto che non si è tolto neanche gli occhiali, la prima cosa che un motociclista fa dopo una caduta, e al momento del ritrovamento indossava ancora il casco e i guanti. C’è poi un ultimo particolare – confermato dalla famiglia – e riguarda un problema cardiaco che il campione aveva avuto una decina di anni fa. E che potrebbe essersi ripresentato proprio sabato, mentre in sella sua amata moto stava tornando verso il furgone dopo aver provato le nuove sospensioni. —

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