Il presidio
La cognata Barbara in lacrime: «Affrontava la vita con gioia»
I familiari, insieme agli amici, sono stati i primi a dare l’allarme al 115 «Un ottimo padre e un marito esemplare, era uno spirito libero»
il ricordo
«Massimo era una bravissima persona, sempre positiva, con un approccio gioioso verso la vita. Riusciva continuamente a sdrammatizzare ogni situazione, affrontando tutto con serenità e con lo spirito che sempre lo contraddistingueva, nel modo giusto insomma. È stato un ottimo padre e un marito esemplare».
A parlare, in lacrime, è la cognata di Massimo Storai, l’ingegnere di 60 anni e appassionato di motocross trovato morto, nella tarda serata di sabato scorso, in una scarpata dell’ex cava del Canaccini con la sua Ktm 300 Exc, alla quale aveva appena sostituito le sospensioni e che, proprio per questo, stava testando nei boschi della Valle Benedetta. Sono stati loro, insieme agli amici, a contattare le forze dell’ordine non vedendolo più rientrare, mentre stava tramontando il sole. «Sarebbe dovuto uscire solo per mezz’ora», raccontano. Ma non è più tornato.
«Era uno spirito libero – prosegue Barbara, che è sorella della moglie dell’ingegnere, Maria Claudia Gargini – e amava andare in moto. Di quel “circuito”, alla Valle Benedetta, era veramente esperto: ci andava spesso, con i suoi amici, e lo conosceva perfettamente. Ce ne aveva parlato, era prudente, sapeva ciò che stava facendo. Aveva tutte le competenze e le carte in regola per fare ciò che stava facendo». —
S. Tag.
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