Maxi operazione anti-spaccio in pineta: 4 arresti, 21 denunce
Blitz all’alba della polizia tra Torre del Lago e Migliarino. Sequestrati 110 chili di hashish e 350mila euro
VEcCHIANO
Centodieci chili di hashish e diversi pacchi confezionati contenenti denaro, in banconote da piccolo taglio, per la somma di 350mila euro, trovati - grazie al fiuto dei cani poliziotti della polizia di Stato - ben nascosti sotto le traversine dei binari delle rete ferroviaria tra Torre del Lago e Migliarino Pisano. Lo stesso tratto di binari dove da anni si muove quello che l’inchiesta della polizia di Stato - che ha portato, ieri, al sequestro di denaro e droga oltre che a 4 arresti e 21 denunce - ha svelato essere un esercito ben organizzato. Che poteva contare, per piazzare hashish e cocaina - così la nota della Questura di Lucca - «sulla stretta e costante collaborazione di tossicodipendenti italiani e stranieri, a cui era affidato anche il compito di vigilare le zone limitrofe alla pineta per segnalare la presenza della polizia». Tra coloro che erano addetti al presidio della piazza di spaccio le indagini hanno individuato anche un pesciatino di 56 anni. Tra i compiti che le “sentinelle” si dividevano, anche «approvvigionamento alla preparazione del cibo che tutti gli spacciatori, presenti nella piazza di spaccio dalle 9 a mezzanotte, consumavano in pineta, costruzione di manufatti dove custodire lo stupefacente interrato, ricarica dei telefoni, alimentazione delle torce utili per la sera». Il numeroso gruppo di spacciatori faceva capo ad un cittadino marocchino di 36 anni, noto come “Alessandro” o “il Bimbo”, sposato con una viareggina ed arrestato ieri nell’ambito della operazione, insieme ad un carrarino di 29 anni «al quale era affidato il compito di accompagnare in mattinata, e prelevare verso le 24, i marocchini utilizzando le autovetture in disponibilità». Altre due persone sono ai domiciliari: un marocchino di 31 anni ed il pesciatino di 56.
A 21 persone, non tutte straniere, che sono state denunciate (e a carico delle quali sono state seguite altrettante perquisizioni) gli inquirenti contestano: di aver messo a disposizione degli spacciatori appartamenti e vetture; di non aver fatto i nomi dei fornitori quando sono stati fermati e trovati in possesso di stupefacenti appena acquistati, per poi procedere ad informare rapidamente gli spacciatori; di avere agevolato l’allontanamento dalla piazza di spaccio del capo e dei suoi più stretti collaboratori durante i controlli delle forze di polizia; di essersi dati da fare per fare avere agli stranieri false patenti di guida.
Il gruppo organizzato di spacciatori - così hanno ricostruito due anni di indagini serrate, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze (sostituto Procuratore Giuseppina Mione) - contava su centinaia di clienti che spesso con gli spacciatori organizzavano grigliate con cibi acquistati da loro stessi per le “feste” in piena Macchia Lucchese, Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Clienti che sapevano sempre dove trovare i propri fornitori, senza necessità di contatti telefonici o accordi pregressi. Le telecamere nascoste piazzate dalla polizia hanno però ripreso anche scene di tossicodipendenti incapaci di reggersi in piedi che finivano per stendersi sui binari, non essendo in grado di attraversarli. In alcuni casi strappati da morte certa, sotto il treno, dagli spacciatori.
Per facilitare l’accesso ai luoghi di spaccio era stato «installato un vero e proprio ponte in ferro per il superamento del canale, poi rimosso dall’intervento della polizia Ferroviaria e di Rfi, il cui personale è stato a più riprese costretto ad intervenire anche su varchi nelle recinzioni della pineta, in corrispondenza della linea ferroviaria, creati dagli spacciatori o dagli stessi clienti». Varchi che portano sui binari anche sbandate che non hanno a che fare con il mercato della droga. In questi casi gli inquirenti hanno documentato la ferocia del gruppo di spacciatori radicato sul territorio. Che non ammette intrusi nel proprio raggio di azione. Il capo, si legge nella nota diffusa, «pretendeva che i sodali non lasciassero la pineta, specialmente di notte, per impedire che altri la occupassero per spacciare. L’ordine era quello di spaventare l’intruso, anche mostrando la pistola o picchiandolo». Son ben quattro gli episodi di violenza documentati: «Il più grave ai danni di un senzatetto che ha lasciato la pineta dopo il tentativo di annegamento che i sodali hanno messo in atto costringendolo con la testa in acqua, per diversi secondi» dopo averlo riempito di botte. —
Donatella Francesconi
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