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La storia

A un mese dallo schianto Emanuel lotta ancora: ascolta musica e messaggi

stefano taglione
Emanuel D’Onghia con Claudia Ferrannini: dopo lo schianto in scooter lei è morta e lui è in rianimazione
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Emanuel D’Onghia con Claudia Ferrannini: dopo lo schianto in scooter lei è morta e lui è in rianimazione

Nell’incidente in scooter perse  la vita la fidanzata 28enne Chiara Ferrannini di Pisa, La mamma di “Ema”: è sveglio, ma non reagisce, però ci sente

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PISA. Apre gli occhi e piange quando vede sua cugina che per stargli accanto ha lasciato il lavoro a Dubai ed è corsa a Livorno. Respira da solo, seppur con l’aiuto dell’ossigeno. «E ci ascolta – dice la mamma – perché ha reagito con le lacrime. Ce lo hanno detto i medici e noi ci crediamo».

Quaranta giorni dopo il terribile incidente in scooter di viale Boccaccio a Livorno – dove nello schianto contro un albero è morta a 28 anni la sua fidanzata Claudia Ferrannini di Pisa, a bordo con lui – Emanuel D’Onghia (fin da subito gravissimo) sta ancora lottando nel reparto di rianimazione. «Il bimbo», così lo chiamano i medici e gli infermieri che lo visitano ogni giorno in ospedale, visto che è il paziente più giovane ricoverato. E proprio su loro consiglio i genitori hanno deciso di fargli ascoltare, attraverso un cellulare e un paio di auricolari, le oltre due ore di video registrate dagli amici sparsi in tutto il mondo, visto che “Ema” – così tutti lo chiamano – ha lavorato come barman in tantissime città, da Londra a Sydney, da Auckland a Sankt Moritz, passando per Pisa (dove aveva conosciuto Claudia) e Berlino. E proprio per la località sciistica svizzera, a fine novembre, sarebbe dovuto ripartire per la stagione invernale.

«La situazione è molto difficile – spiega mamma Barbara – ma noi non perderemo mai la speranza, perché Emanuel è nostro figlio e ce la deve fare. Ce la farà. Su consiglio dei medici abbiamo deciso di fargli ascoltare le voci a lui più care, per stimolarlo. Quindi abbiamo chiesto ai suoi amici di inviare dei video a un numero di telefono che abbiamo acquistato qualche giorno fa e che utilizziamo solo per lui». La cugina del trentenne, Fabiola Sozzi, per stare vicino a lui e ai genitori ha mollato il lavoro a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ed è tornata a Livorno, «facendosi pure 14 giorni di quarantena per il coronavirus». È lei che ha messo insieme i filmati, montandoli e raggruppandoli in un unico girato lungo due ore, che il ragazzo ascolta, ascolta e riascolta. Con la speranza che possa tornare a parlare il prima possibile. «Dalla sua parte – prosegue mamma Barbara – ha la giovane età, quindi le condizioni potrebbero migliorare anche repentinamente. Dall’altra ci sono sicuramente i postumi dell’incidente, che a livello cerebrale purtroppo esistono. Non smettiamo mai di sperare e di pregare».

«Ema non mollare», che è la scritta dello striscione appeso dagli amici alla recinzione dell’ospedale, ora è diventata anche una pagina Facebook con foto e video per incitare il ragazzo a superare questo momento difficilissimo. A riprendersi. «Abbiamo scattato anche una foto con i suoi cani, ognuno dei quali tiene una parola della frase “Ema non mollare” – racconta la mamma – e molte altre persone mi hanno seguito, in particolare alcune volontarie del canile, mie colleghe visto che anche io do una mano lì». Barbara, attraverso Il Tirreno, vuole ringraziare il primario di rianimazione Paolo Roncucci e tutto il suo staff. «I medici, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari dell’ospedale – racconta – sono fantastici e stanno facendo il massimo per mio figlio. Non finirò mai di ringraziarli. Il primario Roncucci, in particolare, ci dimostra ogni giorno grande umanità. Grazie a lui, ogni pomeriggio, alternandoci con nostra cugina Fabiola io e mio marito riusciamo a stare sempre insieme ad Emanuel, anche mezz’ora al giorno, dopo le 18. Per noi è molto importante. Sono persone meravigliose ed è bellissimo che lavorino proprio nel nostro ospedale». —


 

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