Bimbo costretto a una vita da disabile: l’Aoup paga i danni
L’Azienda accetta il verdetto della Corte d’Appello e versa la quota residua dei 2,5 milioni di euro riconosciuti dai giudici al bambino e ai suoi genitori
pisa
L’Azienda ospedaliera non ha impugnato la sentenza della Corte d’Appello con la quale i giudici a luglio l’avevano condannata a pagare a un bimbo e ai suoi genitori un risarcimento danni che sfiora i 2,5 milioni di euro. L’Aoup pagherà la somma decisa dal Tribunale. O meglio, verserà la seconda metà di quanto già liquidato dopo la sentenza di primo grado aggiungendo i 480 mila euro in più che in appello sono stati riconosciuti alla famiglia.
È la storia di un parto sfortunato e con negligenze sanitarie accertate in via definitiva quella che si chiude sul fronte delle cause civili.
La coppia, originaria dell’Isola dell’Elba e che ora risiede in Lombardia, aveva citato l’ospedale per le lesioni cerebrali subìte dal figlio durante il parto al Santa Chiara.
Quel giorno, tra complicazioni e sbagli in sala parto, il neonato venne al mondo con un’invalidità gravissima. Ora è un ragazzino in età da scuola media. Ma la sua vita non prevede la quotidianità riservata ai suoi coetanei.
Una storia dolorosa che ha avuto il secondo passaggio nel verdetto fiorentino contro il quale l’Aoup ha deciso di non dare battaglia.
La vicenda inizia quando, dopo la nascita del bimbo, i genitori chiedono i danni all’ ospedale. Lamentano sbagli e imperizie nella gestione della parto. Forti di una consulenza tecnica che attribuisce una responsabilità della struttura medica nella fase in cui il bimbo stava venendo al mondo, i genitori del piccolo destinato a una disabilità permanente fanno causa all’Aoup. Che si oppone una prima volta. Nessuno spazio per una transazione. Nessuna ammissione di colpa per chiudere il contenzioso ed evitare Tribunali e sentenze onerose. E, a sostegno della sua tesi, porta la sua consulenza di parte secondo la quale l’operato del personale è esente da censure.
Ma è l’esito della Ctu, la consulenza tecnica d’ufficio, disposta dal giudice civile, a dirimere la controversia, almeno in primo grado. Gli errori ci sono stati, è la sintesi del parere sul quale il magistrato ha basato la sua sentenza di condanna, e vanno imputati a chi ha seguito il parto del neonato. Tra risarcimenti del danno e spese legali da versare alla famiglia il conto stabilito a Pisa si aggirava sui 1,9 milioni di euro.
Secondo i genitori il neonato non ebbe un trattamento che una gravidanza avrebbe imposto. Un’assistenza lacunosa e manovre successive dannose, sarebbero state all'origine di un parto concluso con una menomazione permanente del piccolo costretto a convivere per tutta la vita con un grado di handicap così elevato da privarlo di una completa autonomia. La Corte d’Appello aveva portato a circa 2,5 milioni di euro il risarcimento a favore della famiglia. E l’Aoup ha pagato. —
p.b.
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