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Prima eroi, ora sono senza contratto
Mercoledì 9 dicembre lo sciopero del pubblico impiego. A Pisa e provincia suona l’allarme per la carenza di personale negli ospedali
PISA. Prima angeli, poi dimenticati. È la metamorfosi degli operatori sanitari - medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici di laboratorio -, pochi mesi fa considerati eroi in quelle trincee che sono diventati gli ospedali per poi essere inghiottiti in un buco nero alimentato da accuse e dimenticanze, contrattuali e normative. Costretti a fronteggiare un'emergenza combattuta con organici sottodimensionati, spesso senza tutele e con un contratto scaduto da oltre due anni.
Mercoledì 9 dicembre, in occasione dello sciopero nazionale del pubblico impiego indetto da Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, incroceranno le braccia per rivendicare dopo mesi di silenzio quel riconoscimento contrattuale che continua ad essere ignorato e chiedere una programmazione occupazionale per colmare i vuoti nei reparti che a Pisa e provincia sono rappresentati dalle decine e decine di addetti che mancano all'appello negli organici delle strutture sanitarie. «Nella nostra provincia mancano anestesisti, pneumologi, internisti, medici di medicina d’urgenza e infettivologi. Mancano infermieri, oss e tecnici: abbiamo bisogno di più personale, anche attraverso la stabilizzazione dei precari – è l'appello di Mario Di Maio della Fp-Cgil –. Insieme all’emergenza c'è necessità di garantire le normali attività sanitarie, oltre ai nuovi servizi attivati per fronteggiare il Covid-19: pre-triage nei pronto soccorso, check-point agli ingressi delle strutture, Usca, drive-through, presa in carico delle Rsa dove sono presenti importanti focolai e il rafforzamento dei dipartimenti di prevenzione di sanità pubblica».
Criticità frutto di oltre vent'anni di tagli che la pandemia continua ad evidenziare presentando un conto che rischia di essere salatissimo. «Il governo non ha mai aperto un vero confronto sulle assunzioni, per garantire maggiore sicurezza nei posti di lavoro e per il rinnovo di un contratto dignitoso scaduto da due anni ed economicamente il più basso in Europa – sono le rivendicazioni dei sindacati –. Non è così che si mostra riconoscenza per gli addetti che lavorano 12 ore al giorno, che saltano riposi, a cui vengono sospese le ferie con ordini di servizio, stremati e timorosi di portare il contagio a casa. Eppure fanno il loro dovere con professionalità ed abnegazione in contesti lavorativi difficili per salvaguardare la salute e portare conforto a cittadini ricoverati in solitudine senza l’affetto dei propri cari».
Per esprimere solidarietà agli operatori della sanità, i confederali pisani si ritroveranno in presidio all'esterno dell'ospedale di Cisanello per chiedere il «rispetto della dignità e dei diritti dei lavoratori dei servizi pubblici». «È indispensabile – conclude Di Maio – porsi l’obiettivo di fornire più cure e più servizi ai cittadini superando le logiche del profitto e rimettendo al centro la salute delle persone recuperando oltre vent'anni di tagli». —d.r.
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