Italia
«Pisa terra di libertà, è iniziata qui l’età dei nuovi diritti»
PISA
«A Navid è stata estorta, sotto tortura, la confessione di aver ucciso un funzionario durante le rivolte nel 2018, come dichiarato dal suo legale. Ed a nulla sono serviti gli appelli, come quello del Presidente del Comitato Olimpionico Internazionale, Thomas Bach, per salvare la vita di questo giovane atleta». È iniziato così il discorso del presidente del consiglio comunale Alessandro Gennai in occasione della seduta di martedì dedicata alla Festa della Toscana.
«Nel 2019 - ha proseguito Gennai - ci sono state 657 esecuzioni capitali in 20 Paesi, il valore più basso degli ultimi dieci anni. La maggior parte hanno avuto luogo in Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq ed Egitto. In numero assoluto, proprio l’Iran è il secondo Paese al mondo quanto a ricorso alla pena di morte, anche se la mancanza di trasparenza da parte di Teheran rende impossibile dare cifre precise. L’anno scorso nel Paese sono state messe a morte almeno 251 persone, contro le 253 di un anno prima. In quattro casi, i condannati erano minorenni all’epoca del reato. In tutto sono ormai 142 i Paesi nel mondo che hanno abolito la pena di morte e, di questi, 106 l’hanno abolita per qualunque reato. Da nove anni a questa parte, inoltre, per la prima volta è stata registrata una diminuzione dei Paesi in cui è stata applicata la pena di morte. Diversi Paesi hanno poi iniziato ufficialmente il cammino verso l’abolizione della pena di morte. Tra questi la Guinea Equatoriale, la Repubblica Centrafricana, il Kenya, il Gambia, lo Zimbabwe e le Barbados».
«Un lungo cammino - ha proseguito Gennai - che è iniziato proprio il 30 novembre del 1786 nella nostra città, da quelle stanze di Palazzo Reale che si affacciano sull’Arno che è metafora ed allegoria dello scorrere della vita umana. Il titolo scelto quest’anno per la Festa della Toscana, “La Toscana terra di libertà, dall’abolizione della pena di morte all’età dei nuovi diritti”, non poteva essere più azzeccato. Il programma quest’anno prevedeva, tra l’altro, l’esposizione per un mese presso il Museo Nazionale di Palazzo Reale del testo originale del codice leopoldino, l’editto con il quale Pietro Leopoldo adottò un nuovo codice penale in cui, per la prima volta al mondo, si decretava l’abolizione della pena di morte e della tortura e s’iniziava un percorso per l’affermazione nel pianeta di nuovi diritti umani. La pandemia, purtroppo, ci ha costretto ad annullare questa esposizione. Ma la riproporremmo, statene certi, per il prossimo anno». —
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