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Pisa

In tribunale 

Salta l’udienza per la morte di Mattia Giordani

Salta l’udienza per la morte di Mattia Giordani

Rinviata a febbraio, chiesto il rinvio a giudizio di due dottoresse. “Telefono Viola” pronto a costituirsi parte civile

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CALCI

È stata rinviata al 19 febbraio dell’anno prossimo l’udienza preliminare per fare luce sulle responsabilità nella morte di Mattia Giordani, 26 anni, ucciso da un boccone mentre cenava in casa sua con la famiglia, a Calci, la sera del 27 marzo 2018. All’inizio tutti avevano pensato ad una tragica fatalità. Poi i genitori, leggendo la cartella clinica del figlio, che era ospite del centro di Montalto della Stella Maris, scoprirono un’altra possibile verità. Il giovane era stato sedato con più farmaci che gli avevano in precedenza causato altre gravi crisi respiratorie, altre volte aveva rischiato di morire soffocato. Da qui la denuncia che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio. L’udienza di ieri è stata rinviata per l’impedimento di uno dei difensori che arriva da un’altra regione. Era però presente da Roma l’avvocato Gioacchino di Palma, che rappresenta Telefono Viola, l’associazione che fornisce strumenti culturali su come potersi difendere da eventuali abusi nei trattamenti sanitari psichiatrici e che è pronta a costituirsi parte civile al processo.

I genitori di Mattia sono assistiti dall’avvocato Giovanni Capria. Il Gup, Giuseppe Laghezza, dovrà decidere sul rinvio a giudizio di due dottoresse, Giovanna Sorrentino, 60 anni, di Sesto Fiorentino, e Graziella Bertini, 63 anni, di Volterra, accusate entrambe del reato di omicidio colposo. La dottoressa Bertini, in qualità di direttrice sanitaria e medico responsabile della residenza sanitaria per disabili di Montalto, gestita dalla Stella Maris, e la dottoressa Sorrentino, neuropsichiatra, come medico specialista di riferimento della struttura.

Secondo la Procura di Pisa (l’indagine è stata seguita dalla dottoressa Flavia Alemi) le due professioniste avrebbero omesso di sospendere i rientri a casa di Mattia, che in quel periodo era in cura con terapie che avevano già causato al giovane problemi di disfagia. Pregressi episodi di soffocamento, avvenuti nella struttura, erano stati risolti con la manovra di Heimlich, praticata da personale infermieristico esperto. Non solo: al giovane era stato assegnato un operatore aggiunto con il compito di seguirlo in modo da garantire un intervento di soccorso immediato.

Quando dopo un lungo periodo Mattia è tornato a casa, di questo ai genitori non era stato detto nulla. Niente era stato detto neppure della necessità di sorvegliare il ragazzo a vista al momento del pasto. Poi la tragedia e il lungo iter giudiziario. Un dolore che si rinnova ogni volta che devono tornare in tribunale. —



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