«Altro che adozioni internazionali: erano acquisti di bambini»
I giudici spiegano come la presidente della Onlus Airone abbia agito e raggirato anche una coppia pisana desiderosa di avere un figlio
pisa
«Non erano adozioni, ma autentiche truffe. Altro che adozioni internazionali. Il contesto era quello di una situazione assimilabile all’acquisto di bambini».
Orfani di pochi anni trasformati in beni da proporre a un mercato aberrante sfruttando la voglia di figli di coppie che non potevano averne.
Sono le motivazioni della sentenza di condanna a carico di Silvia La Scala, 74 anni, di Albenga, presidente della Onlus Airone. A luglio è stata riconosciuta colpevole di truffa aggravata.
«La presidente La Scala ha taciuto falsi accreditamenti, falsi abbinamenti e false sentenze alle coppie – scrivono i giudici –. Non ha rappresentato alle coppie di aspiranti genitori fatti gravissimi di cui era venuta a conoscenza». È il processo sui raggiri delle adozioni in Kirghizistan in cui sono rimasti coinvolti, nel ruolo di vittime, anche due pisani, Tiziano Bernardini e Alessia Raglianti, rappresentati dall’avvocato Tiziana Mannocci. Risale ad alcuni anni fa la scoperta di quella che si era rivelata una maxi truffa sulle adozioni internazionali. La battaglia dei coniugi Bernardini contro l’associazione Airone, già presente a Pisa con una sede in piazza Sant’Antonio, è andata avanti per anni. In sostanza e secondo quelle che sono state le accuse ritenute credibili in primo grado, l’associazione avrebbe approfittato della voglia di diventare genitori di numerose coppie italiane che chiedevano l’adozione di bambini del Khirghizistan per chiedere soldi senza poi effettivamente attivarsi per fare arrivare i bambini. Il giro d’affari messo in piedi, stando alle accuse, ammontava ad alcuni decine di migliaia di euro incassati e mai più restituiti. Anche se i bambini non sono mai arrivati. —
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