Il presidio
Trent’anni di battaglie per i diritti al femminile
La storia dell’associazione di Pisa, un esempio nazionale anche per gli strumenti messi in campo come prima casa-rifugio in Toscana
dal 1990 in poi
Era l’8 marzo del 1990 quando, dopo un’attesa durata più di 10 anni, la Casa della Donna di Pisa fu inaugurata in via Galli Tassi come un luogo d’incontro pubblico e autogestito dalle donne. La richiesta al Comune era stata avanzata nel 1978, grazie all’iniziativa del Collettivo Femminista della città e dell’Udi-Unione Donne Italiane che insieme riuscirono a raccogliere duemila firme in sole due settimane. «In seguito all’occupazione simbolica della palazzina di via Galli Tassi, avvenuta nel 1981 e durata una settimana, si aprì un confronto con gli enti locali, soprattutto con la Provincia di Pisa», ricorda l’attuale presidente della Casa, Carla Pochini. La palazzina venne quindi ristrutturata dalla Provincia e consegnata alla commissione Pari Opportunità provinciale e ai gruppi del Centro Donna. «Prima dell’ottenimento nel 1990 della palazzina di via Galli Tassi che tuttora è la Casa della Donna – osserva la presidente – ci riunivamo in vari luoghi, prima in via San Martino e poi in un appartamento in via Puccini. Pisa negli anni ‘70 e ‘80 era un centro importante del femminismo italiano e tante erano le donne che partecipavano ai gruppi, si riunivano e organizzavano manifestazioni per i diritti e la libertà di tutte». Come ricorda Pochini, «grazie alla sinergia che in quel momento si era creata tra le donne dentro le istituzioni, in particolar modo nell’amministrazione provinciale, e noi donne del movimento fu trovato un accordo per la gestione della Casa. Quella è stata un’alleanza importante, che ha funzionato. E vorremmo che fosse un modello anche oggi, perché costruire reti e alleanze tra donne è la nostra forza, è ciò che ci ha permesso nel tempo di conquistare diritti, costruire consapevolezze e vincere importanti battaglie». Nel 1996 «per perfezionare l’aspetto giuridico delle nostre attività abbiamo deciso di fondare l’associazione Casa della Donna, con tutto quello che prevede la legge: statuto, direttivo, cariche sociali. Il passo successivo fu quello di firmare una convenzione con la Provincia di Pisa. Un passo importante perché finalmente un ente pubblico riconosceva il valore di un luogo gestito dalle donne», sottolinea una delle socie fondatrici della Casa e attuale coordinatrice del centro antiviolenza, Giovanna Zitiello. In meno di un anno l’associazione Casa della Donna riuscì a compiere un importante salto di qualità: venne potenziato il centro antiviolenza con il servizio di ascolto e accoglienza Telefono Donna e le consulenze legali e psicologiche e nel 1998 aprì anche la casa-rifugio per donne maltrattate. «È stata la prima casa-rifugio in Toscana ed è nata, ancora una volta, grazie alla sinergia con altre donne e il supporto delle istituzioni», spiega Zitiello.
«Il progetto che presentammo alla Regione e che poi ci venne finanziato era stato condiviso con il Comune e ciò rendeva la nostra proposta più forte e convincente». Con la Regione Toscana, come rilevato dalle socie fondatrici, ci sono stati sempre buoni rapporti, «è sicuramente una delle Regioni più attente ai diritti delle donne». Dal 2002 il centro antiviolenza e la casa-rifugio fanno parte del piano sociale della Società della Salute della zona pisana. Negli anni è stato costruito insieme un sistema di accoglienza integrato per rispondere ai bisogni delle donne nelle varie fasi di uscita dalla violenza. Per le socie fondatrici, «poter disporre di una casa rifugio significa rafforzare la qualità e l’efficacia dei nostri interventi, perché tante donne si devono allontanare dal posto in cui subiscono violenze, spesso insieme ai figli, e hanno bisogno di essere accolte in un luogo sicuro e protetto». «In molti casi questa possibilità – conclude Zitiello – fa davvero la differenza e addirittura salva loro la vita». —
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