Italia
«Quaranta anni di violenze, ora sono felice e non ho più paura»
Il racconto di una vittima. Per una vita intera ha subìto le botte del marito poi ha trovato la forza di fuggire, ospite di una casa-rifugio: «Lì ho trovato un’altra famiglia»
la testimonianza
La signora P. (non ne sveliamo il nome per proteggerne l’identità, ndr) è una donna italiana che ha oggi settant’anni. Per oltre quaranta ha vissuto con un marito violento.
La prima volta che il marito l’ha aggredita fisicamente è stato all’inizio della prima gravidanza. Il motivo? Essere stata fuori di casa più tempo di quanto lui avrebbe voluto. L’aggressore, ormai ex marito, la picchiava frequentemente tirandole pedate e cazzotti sullo stomaco e sulla schiena, e poi si giustificava con le più svariate scuse. Quando P. decide di mettere fine a questa convivenza ha più di sessant’anni. Per prima cosa si è rivolta a un’assistente sociale che poi l’ha indirizzata al centro antiviolenza della Casa della Donna di Pisa.
Che cosa è successo dopo?
«Le operatrici del centro antiviolenza mi hanno voluto subito incontrare e mi hanno aiutato tantissimo. La mia situazione era molto delicata. Non potevo, in quel momento, far capire a mio marito che mi stavo muovendo con l’obiettivo di andarmene».
Perché ha aspettato così a lungo per prendere questa decisione?
«Non ho mai fatto capire niente a nessuno. Sono fatta così, non condivido la mia vita privata con nessuno, forse per l’educazione che ho ricevuto dai miei genitori e per la quale non sono stata stimolata a fare diversamente».
Ha sporto denuncia contro il suo ex marito?
«No, non ho fatto la denuncia perché non ho mai voluto mettere i miei figli contro il padre. A quel punto della vita volevo soltanto liberarmi di lui. Quando i miei figli erano piccoli non gli ho mai fatto capire quello che succedeva tra me e il padre».
Lei è stata ospitata in una casa-rifugio, com’è stata questa esperienza?
«Sì, dopo qualche mese mi hanno detto che avrei potuto dare inizio a questo percorso in una casa-rifugio. Un giorno mi sono fatta una piccola valigetta con il minimo necessario, ho detto al mio ex marito che stavo andando all’ospedale per una visita e sono andata via. Sono stata in casarifugio per sei mesi ma sarei voluta rimanere di più. Sono stata fortunata ad aver trovato quella casa, perché lui mi cercava minacciando che mi avrebbe ammazzata. In quella casa mi sono sentita protetta e ho trovato tantissimo aiuto. Ho avuto supporto psicologico e sono stata seguita da una brava avvocatessa; lì ho trovato un’altra famiglia. Tutte le volontarie che ho conosciuto sono state di una capacità indescrivibile. Mi hanno dato amore, affetto e ogni altra cosa di cui avevo bisogno. Sarò loro eternamente grata».
Quindi il percorso che ha intrapreso ha avuto un esito positivo?
«Assolutamente sì. Forse ho deciso di uscire da quella situazione un po’ tardi, purtroppo in vecchiaia è difficile trovare un lavoro e ricostruirsi una vita da zero. Ma grazie anche al supporto indispensabile che ho avuto dai miei figli e da alcuni parenti sono riuscita a superare quella situazione. Ora mi sento felice e soprattutto non ho più paura».
Quale consiglio darebbe alle donne che vivono in situazioni simili a quella che ha vissuto lei?
«Al primo schiaffo o al primo gesto violento denunciare subito: io non l’ho fatto e mi sono pentita. Bisogna andarsene via di casa e cercare aiuto. Io mi davo sempre la colpa, ogni volta che lui mi metteva le mani addosso credevo di aver fatto male qualcosa, per questo non l’ho lasciato prima. Non sapevo a chi rivolgermi e credo che tante altre donne siano indecise per questo motivo. L’istruzione e le campagne di sensibilizzazione servono a farci capire che la colpa non è nostra. Non è una colpa essere donna e questo va insegnato anche nelle scuole. Dobbiamo reagire alle ingiustizie che subiamo». — a.f.
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