Il Tirreno

Pisa

Intellettuale poliedrico, l’amico e maestro che rimarrà per sempre con noi

alberto casadei (*) ; *ordinario di letteratura italiana all’università di pisa amico ed ex allievo di marco santagata
Intellettuale poliedrico, l’amico e maestro che rimarrà per sempre con noi

Alberto Casadei, ordinario di Letteratura italiana all’Università di Pisa, amico ed ex allievo dell’ex docente scomparso,  ricorda la figura di Santagata. «Ha sempre considerato l’accademia come un luogo di confronto e di battaglie» 

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il ritratto

alberto casadei (*)

Il primo aggettivo che sorge spontaneo, nel cercare di definire Marco Santagata, è senz’altro poliedrico. Marco non si è mai voluto inserire nella schiera degli studiosi che separavano nettamente la loro attività di ricerca da quella legata alla didattica e più in generale alla ricaduta sociale dei propri lavori. Essendosi formato soprattutto nella fase dei grandi sconvolgimenti politici tra anni Sessanta e Settanta, ha sempre considerato l’accademia non una turris eburnea ma un luogo di confronto, spesso di battaglie, sempre all’insegna del rinnovamento e dell’apertura, mai della conservazione fine a sé stessa. Per questo ha aperto strade in territori inesplorati, non solo nell’ambito dell’italianistica.

Certo, il suo percorso dall’amatissima Zocca, dove era nato il 28 aprile 1947, al liceo “Muratori” di Modena e poi a Pisa, studente dell’Ateneo e della Scuola Normale Superiore, lo ha portato inizialmente a seguire linee di ricerca molto consolidate, tra Medioevo e Umanesimo. I suoi primi studi, sulla lirica aragonese e in particolare sulla poesia napoletana del secondo Quattrocento, sfociarono in un solidissimo volume nel 1979, ma furono subito affiancati da altri legati a un modo di studiare Petrarca che funse poi da modello per tanti altri studi specialistici: il suo “Dal sonetto al Canzoniere” (Padova, Liviana, 1979) coniugò i risultati della ricerca filologica e stilistica con quelli del miglior strutturalismo, riuscendo a far cogliere con straordinaria precisione gli snodi compositivi che permisero a Petrarca di trasformare progressivamente una raccolta di testi in un macro testo narrativo coeso e perfettamente bilanciato.

Marco in effetti ha fatto tesoro di molti tipi di approccio alle opere letterarie che venivano praticati a Pisa da maestri e compagni di strada, che fossero docenti illustri quali Mario Fubini, Augusto Campana e Gianfranco Contini, o altri di generazioni successive quali Luigi Blasucci o Francesco Orlando, oppure studiosi magari poco più anziani di lui, come Alfredo Stussi e Umberto Carpi. Ma ha poi trovato rapidamente la sua via, giungendo giovanissimo alla docenza, quasi sempre a Pisa salvo brevi periodi trascorsi a Venezia o Cagliari. Dal 1984, poco tempo dopo il suo arrivo definitivo come ordinario, ha ricoperto l’incarico di direttore dell’Istituto di letteratura italiana, allora collocato all’ultimo piano di Palazzo Ricci: lì si creò un ambiente ricchissimo di stimoli e di dibattiti, cui partecipavano attivamente le nuove leve, di cui anch’io facevo parte, e ricordo che si parlava a lungo fra noi studenti delle lezioni di Marco o degli altri docenti che seguivamo, ognuna delle quali risultava stilisticamente riconoscibile.

Tutti comunque aspettavamo il nuovo commento al Canzoniere petrarchesco che, preceduto da altri studi importanti (come “I frammenti dell’anima”, 1992), uscì per i “Meridiani” di Mondadori nel 1996. Si trattò della definitiva consacrazione dopo un cursus già allora costellato di risultati notevolissimi, fra insegnamenti all’estero (per esempio alla Sorbonne Nouvelle di Parigi, a Ginevra e poi ancora a Nancy, a Città del Messico, ecc.), partecipazione a iniziative editoriali e nuove riviste scientifiche, vittorie di prestigiosi premi quali il “Luigi Russo” o il “Natalino Sapegno”. Ma in quella stessa fase, tra anni Ottanta e Novanta, Marco ha maturato sempre più la convinzione che era necessario uscire dai confini accademici, innanzitutto per creare nuove opportunità specifiche per gli studi letterari, e inoltre per far arrivare al pubblico dei non specialisti le più recenti acquisizioni interpretative.

Ecco allora il grande progetto di fondare, assieme a numerosi colleghi di tutta Italia, la nuova Associazione degli Italianisti, nata formalmente l’11 maggio 1996 ma in realtà ideata già negli anni precedenti. Dopo il congresso costitutivo a Pisa, rievocato proprio da Santagata durante il XXIII, che si è tenuto di nuovo presso l’Ateneo pisano nel 2019, l’Associazione ha raccolto nel tempo l’adesione di un numero di ricercatori e docenti (pure delle scuole superiori) sempre crescente, segno della sua importanza e vitalità. Per numerosi anni nel ruolo di segretario nazionale, poi come membro del direttivo, Marco non ha mai fatto mancare i suoi suggerimenti e le sue indicazioni per individuare le strategie migliori da adottare sia negli orientamenti della ricerca, sia nelle scelte politiche. A volte con brusca sincerità, ha sempre messo in evidenza i problemi sul tappeto, senza nascondere le manchevolezze dei vecchi programmi didattici o quelle delle risorse destinate specificamente al sostegno e alla diffusione della lingua e della letteratura italiana.

E proprio in questo ambito, grazie a un lungo lavoro di preparazione in sinergia con il ministero allora della Pubblica Istruzione e con quello degli Esteri, nacquero alcuni dei progetti più innovativi sostenuti da Santagata, come quello (a partire dal 1995) per la creazione di una Biblioteca italiana telematica, per rendere consultabile online il patrimonio di tutta la nostra letteratura, o quello di Italica, campus virtuale legato a Rai-International. E si giunse poi, ufficialmente dal 1999, alla creazione del Consorzio interuniversitario Italian Culture on the Net (ICoN), cui aderirono oltre venti atenei italiani e che produsse la prima laurea triennale interamente telematica, pensata per cittadini non italiani o residenti all’estero. Ricordo ancora il clima di entusiasmo che accompagnò l’avvio del corso in Lingua e cultura italiana per stranieri, frutto di una stagione forse irripetibile e che ancora molto può insegnare sulle potenzialità dell’e-learning, purtroppo poco sfruttate o addirittura osteggiate anche adesso. Ma intanto, attraverso ICoN, centinaia di studenti in oltre sessanta Nazioni hanno ricevuto una laurea italiana, in virtù di uno studio qualificato e sempre perfettamente certificato.

Ricordo cosa mi disse Marco, quando nel 2001 mi chiamò per collaborare, senza voli retorici e invece con una concreta valutazione delle ricadute sociali e anche economiche che potevano derivare da una scommessa come quella. Le difficoltà sono state tante, ma la scommessa si può adesso considerare vinta, così come altre per le quali abbiamo lavorato fianco a fianco. Una riguardava un manuale per le scuole superiori, intitolato nella prima versione “Il filo rosso”, uscito per l’editore Laterza anche a nome di Laura Carotti e Mirko Tavoni, da sempre vicinissimi a Marco. La sua proposta per la didattica era forte e forse il sistema scolastico non colse sino in fondo tutte le sue potenzialità.

Mentre faceva fronte a ulteriori impegni universitari e istituzionali, Marco si è appassionato allo studio della vita e dell’opera di Dante. Il Dante di Marco è ricco di contraddizioni, impegnato quasi giornalmente in una lotta politica che lascia numerose tracce nelle sue opere, a leggerle in filigrana. È un Dante un po’ pisano, visto che per Enrico VII avrebbe scritto e poi ultimato, forse proprio a Pisa, la Monarchia. In ogni caso, un Dante fuori degli stereotipi. —

*ordinario di letteratura

italiana all’università di pisa amico ed ex allievo

di marco santagata

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