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Medico usava i bisturi dell’Aoup per fare sesso estremo
Chirurgo condannato a risarcire l’ospedale con 46mila euro
pisa
Bisturi dell’ospedale portati a casa e usati nella libera professione. Gli stessi strumenti trasformati pure in oggetti per pratiche di sesso estremo coltivate anche in ambiente ospedaliero. Non è un reato, ma il dettaglio hard è entrato nell’inchiesta perché le performance con una dipendente dell’Aoup erano state immortalate in scatti conservati in una pen drive poi trovata in un camice durante il lavaggio in un impianto di Ponsacco.
Dopo tre sentenze penali in cui è stata accertata la responsabilità, ora arriva anche la condanna della Corte dei conti a carico del chirurgo maxillo facciale, Filippo Delitala, 53 anni, di Pisa, condannato in via definitiva a 2 anni per peculato. Il medico deve versare 46mila euro all’Azienda ospedaliera: 15mila come danno patrimoniale e 31mila per danno di immagine.
L’Aoup lo aveva licenziato, ma il Tribunale, sezione lavoro, il 20 settembre scorso ha annullato la sentenza.
La tesi difensiva secondo cui il chirurgo si sarebbe portato a casa bisturi e altri strumenti per tenerli al sicuro è stata ritenuta non credibile anche dalla Corte dei conti.
«Se non si fidava della custodia in ospedale poteva chiedere di mettere dei lucchetti» chiosano i giudici contabili.
«Non viene messo in discussione che Delitalia si sia illecitamente appropriato di materiale chirurgico di proprietà aziendale, in suo possesso per ragioni d’ufficio, successivamente utilizzato per l’effettuazione di pratiche sessuali estreme – si legge nella sentenza –. D’altro canto, la puntuale istruttoria svolta nell’ambito del parallelo procedimento penale (a partire dall’attività di perquisizione e sequestro espletata in quella sede) ha fatto incontrovertibilmente emergere i fatti illeciti in questione, inducendo il Tribunale di Pisa ad affermare, in maniera del tutto condivisibile, che le circostanze che il Delitalia avesse il possesso di quel materiale chirurgico in virtù del rapporto professionale intercorrente con l’ente ospedaliero e che lo avesse portato presso la propria abitazione -sottraendolo dal suo naturale luogo di destinazione ed utilizzazione- appaiono pacifiche in considerazione sia dell’attività di perquisizione e sequestro, sia delle ammissioni sul punto dello stesso imputato».
Secondo i giudici penali e contabili «la condotta (di Delitala, ndr) rivela un atteggiamento psicologico che si ricollega ad altri aspetti della vicenda: l’utilizzo per fini esclusivamente privati e personali delle strutture e della strumentazione pubblica, in totale dispregio delle regole relative alla qualifica di pubblico dipendente. Dalla documentazione in atti, in particolare dalle fotografie estrapolate dalla pen drive e riconducibili alla persona dell’imputato- al di là delle condotte sessuali di quella particolare tipologia, che rimangono un fatto privato…- emerge che molte di esse sono state scattate all’interno di ambienti ospedalieri, come riferiscono i carabinieri, deducibili dai tipi di stanza, carrelli e medicinali presenti». —
pietro barghigiani
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