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La Medicina pisana piange il professor Alberto Bionda
Si è spento all’età di 73 anni, un’intera vita dedicata alla cura e alla formazione dei giovani
il ricordo
Se n’è andato, all’età di 73 anni, il professor Alberto Bionda, ricercatore della ex facoltà di Medicina in pensione da alcuni anni: «Un uomo – lo ricordano gli amici della facoltà di Medicina – che ha lasciato un segno del suo passaggio».
Era nato a Manziana, vicino Roma, si era laureato a Pisa nel 1973. Negli ultimi anni si era ritirato a vivere a Ornavasso nella Val d'Ossola ma aveva spesso espresso il desiderio agli amici di comprare casa a sud di Livorno e magari una barca per trascorrere le vacanze al mare con i familiari. Il suo cuore si è fermato prima che potesse realizzare questo progetto.
«Interprete convinto degli insegnamenti della scuola del professor Gabriele Monasterio e paladino della clinica medica – scrivono ancora gli amici – Alberto aveva naturalmente assorbito la serietà di comportamento, la passione per lo studio della medicina e l’attenzione alla cura dei malati. Molto colto, aveva veramente una formazione universitaria e da universitario si comportava sia con i pazienti per i quali approfondiva costantemente la diagnosi, sia con gli studenti ai quali si dedicava con passione insegnando, oltre alla medicina, anche l’attenzione al comportamento, al rispetto, alla presa in carico ed alla forma. Si era dato anima e corpo all’educazione dei giovani post laurea, sia nella medicina d’urgenza, sia nei corsi di infermieristica. Anche recentemente aveva sostenuto un realistico progetto di interazione tra ospedale e territorio che avrebbe permesso, se realizzato, di migliorare - o meglio di realizzare - una assistenza integrata ed una reale presa in carico dei pazienti cronici». Aveva soggiornato negli Stati Uniti per poi tornare a Pisa. «Amico, anche fraterno, di persone che hanno avuto ruoli importanti nella dacoltà di Medicina e nell’Ateneo pisano, non ha mai approfittato della amicizia per ottenere privilegi o scalare posizioni, che, a suo modo di vedere, non gli competevano – prosegue il ricordo –, ma, piuttosto, si è preoccupato dello sviluppo dell’area medica pisana. Per i suoi non numerosi amici era una persona con caratteristiche così inconsuete che la definizione di “unica” è stavolta appropriata. Nette e sostanzialmente irrevocabili le sue decisioni; smisurato il suo amore per la medicina e per l'insegnamento; ferree le regole che imponeva a sé e agli altri e che aveva imparato nella sua famiglia, orientando i suoi comportamenti sempre secondo logiche rigide, lineari, improntate alla più assoluta onestà. Carattere difficile, quello di Alberto, anche per i suoi veri amici. Qualunque cosa pensasse, se anche avesse potuto urtare la suscettibilità del suo interlocutore, se era importante che venisse resa nota, la diceva. L'espressione di “non avere peli sulla lingua”, usata frequentemente, quando si parlava di Alberto era veramente calzante. Ha lasciato la medicina, ma ha continuato a studiarla e ha trasmesso l'amore della medicina alla figlia Alessandra. Alessandra e Guglielmo, i figli ai quali dedicava i suoi pensieri, in un difficile equilibrio tra una presenza di supporto e di stimolo anche critico, talvolta ingombrante e la consapevolezza della necessità di osservare a distanza, senza intervenire, ma solo essere disponibile». —
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