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Cisanello al collasso, l’ira del primario: «Paziente ricoverata dopo 48 ore al pronto soccorso Covid»
Pisa, durissimo intervento di Paolo Malacarne, responsabile della Rianimazione: «Decine di malati in attesa anche di posti letti ordinari. Ecco di cosa c'è davvero bisogno»
PISA. Una paziente ricoverata dopo 48 ore di attesa al pronto soccorso in area Covid. Sì, proprio due giorni. Trascorsi aspettando un letto (che non c’è) in reparto. E stavolta la denuncia di una situazione inaccettabile, accompagnata da una durissima presa di posizione, arriva direttamente da Paolo Malacarne, primario di Rianimazione a Cisanello, reduce da una campagna elettorale che lo ha visto correre (e raccogliere 5. 408 preferenze), come capolista nella circoscrizione pisana di Sinistra civica ecologista per un posto (sfumato) in consiglio regionale.
Il primario affida la sua rabbia a un post su Facebook, con un titolo che sintetizza il racconto di chi è in prima linea in una battaglia che non può essere combattuta con i mezzi attuali: «Il fallimento nella preparazione è la preparazione del fallimento». Un insegnamento gli ha trasmesso Paolo Del Sarto, «mio primario nel 2003, anno in cui ho avuto il piacere e la fortuna di lavorare all’Ospedale pediatrico apuano di Massa».
Poi Malacarne entra nel merito: «Questa notte (ieri, ndr) verso l’1 sono sceso in consulenza al pronto soccorso in area Covid per valutare una malata che stava peggiorando nella respirazione a causa della sua polmonite. Guardando la cartella ho visto che era entrata alle 13, 30 circa: “Beh, è qui solo da 12 ore”. Mi è sfuggito questo pensiero a voce alta». Ma la realtà era ben diversa: « “Paolo, guarda bene” mi ha detto la collega, “è entrata alle 13, 30 del 25, non di stamani”. La signora era in barella in attesa di ricovero ( “in destino”, come si dice in gergo) da 36 ore; ho rivisto la malata stamani alle 7 e poi alle 10, poco prima che, attorno alle 12 venisse ricoverata». Due giorni dopo aver varcato la soglia del pronto soccorso. Senza nessuna responsabilità o negligenza da parte del personale: «Come sempre succede, il trattamento che ha ricevuto al pronto soccorso è stato corretto, grazie alla professionalità dei medici, degli infermieri, degli oss che ci lavorano. Ma neppure nella fase più critica di marzo e aprile – spiega il primario – i malati hanno mai aspettato così tanto per trovare un posto letto; e stamani assieme a lei c’erano un’altra decina di malati che aspettavano il posto letto in degenza ordinaria, chi da qualche ora chi da più di 24 ore. Anche i letti intensivi e soprattutto sub-intensivi (per intenderci quelli per i malati che respirano nei caschi o con le maschere a pressione sul viso) cominciano a scarseggiare, e stamani ne erano occupati 26 su 28».
IMMAGINI SIMBOLO DA CISANELLO
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È qui che torna l’insegnamento di Del Sarto: «Questa penuria di letti ordinari, intensivi e sub-intensivi è oggettivamente purtroppo segno di un “fallimento nella preparazione”. Per non arrivare a un fallimento negli esiti, dobbiamo prendere decisioni operative alla luce di due semplici principi». E Malacarne li spiega: «Prima di tutto quando l’80% dei letti destinati ai malati Covid sono occupati, si devono immediatamente aprire altri letti, prima che i malati stazionino al pronto soccorso per ore e ore: questa apertura deve essere pianificata “a gradini” (quanti, quali letti e quale reparto riconvertire a Covid) con tanto di personale medico, infermieristico e oss già definito e formato». L’altro principio è che «dal momento che una parte del personale del nostro ospedale ha già fatto esperienza dei malati Covid a marzo-maggio e ha competenza e professionalità su questa difficile malattia, è quel personale che in prevalenza deve curare oggi i nuovi malati Covid positivi. “Andrà tutto bene se saremo capaci di cambiare”: oggi cambiare significa affiancare a chi ha il difficile compito di prendere decisioni operative, medici e infermieri che giorno e notte curano questi malati e quindi conoscono i problemi e spesso hanno anche buone idee per le possibili soluzioni pratiche».
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