Il Tirreno

Pisa

«Così ristoranti e locali di Pisa perderanno il 90% degli affari»

V.L.
«Così ristoranti e locali di Pisa perderanno il 90% degli affari»

Federico Pieragnoli (Confcommercio): «Prima le misure e dopo l’annuncio di ristori? No, non possiamo essere d’accordo» 

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«Se ai ristoranti di Pisa togli la possibilità di servire la cena vuol dire che gli togli il 90% del giro d’affari: i locali della città lavorano quasi esclusivamente la sera a maggior ragione ora senza studenti universitari».

Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Provincia di Pisa, ha il telefono che squilla in continuazione da ore, ancora prima che il premier Conte prendesse la parola per la conferenza stampa con la quale ieri ha confermato quello che era nell’aria: una stretta, pesante, sugli orari dei pubblici esercizi per limitare la circolazione delle persone e quindi del Covid-19. «Ho ricevuto telefonate di persone disperate, la situazione è gravissima», commenta. «Ci sono imprese che si troveranno costrette a chiudere – continua – anche perché ormai, da quando sul piano della comunicazione viene paventata l’ipotesi di un nuovo lockdown, il volume d’affari si è già contratto per moltissimi».

Quello che il direttore di Confcommercio contesta è, da un lato, il modus operandi rispetto alla comunicazione, ma dall’altro anche la procedura che è stata seguita dal governo, irrispettosa - a suo avviso - degli imprenditori e delle gravi difficoltà che stanno attraversando. «Si decide la chiusura e si rimanda a un secondo momento la definizione dei ristori? No, non sono d’accordo con questo modo di procedere. Dovrebbe essere, invece, l’esatto contrario». Quali misure di ristoro poi? Pieragnoli ne ipotizza alcune. «Come minimo occorre l’annullamento delle tasse che scadono a fine mese: com’è possibile che le aziende paghino se non si lavora?», afferma il direttore. Che aggiunge: «Mi aspetto un ristoro per il mancato guadagno che potrà essere calcolato sulla base degli incassi fatti nell’anno precedente: risorse, queste, da mettere subito sull’Iban delle imprese. Inoltre, non possiamo prescindere dall’aiuto alle imprese per riuscire ad accedere al credito e ai finanziamenti».

Gli effetti delle scelte del governo, anche solo in ipotesi come nelle scorse settimane, «avevano già avuto effetti negativi sulle imprese del territorio – ribadisce Pieragnoli – e questo porta purtroppo a una sola conseguenza: la chiusura delle attività. In provincia di Pisa abbiamo stimato che entro l’anno chiuderanno tra le 4mila e le 5mila partite Iva. Stiamo parlando di 15.000 lavoratori che non avranno più una occupazione appena terminerà il blocco dei licenziamenti: un’intera comunità, un dramma totale se non si corre ai riparti».

C’è poi un tema legato alla durata delle misure. Conte ha parlato di un mese. Ma sarà davvero così? «Per quello che abbiamo visto fino ad ora rispetto alle scelte del governo abbiamo difficoltà a credere che sia così. Questo significa che non sappiamo come ci troveremo ad affrontare il Natale con tutto quello che significa questo periodo per le attività commerciali. Se non cambia la prospettiva con la quale si interviene non so davvero come si possa fare. Siamo tutti perfettamente consapevoli della difficile situazione sanitaria ma ciò non sminuisce la gravità delle condizioni in cui versano le partite Iva in questo Paese. È ancora una volta nei confronti delle imprese che si interviene: 15 persone a cena in un locale non ci possono stare ma il pienone sulla metro invece va bene? Lì il Covid non c’è? E ci volete dire che il virus si sveglia alle 18.05 perché prima dorme? Pagano le tasse, producono reddito, danno lavoro, ma è sempre e solo sulle imprese che si va a colpire». —

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