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L’ironia di Betti: «Con Zingaretti ho già fatto un primo disastro»
La gaffe del sindaco neoeletto con il segretario Pd: «Avevo il telefono in carica e non ho risposto». Poi subito al lavoro su capo di gabinetto e piano strutturale
Giuseppe Boi / Cascina
Sindaco, come stanno andando questi primi giorni?
«Ho già combinato il primo disastro».
Cosa?
«Sì, non ho risposto alla chiama di Nicola Zingaretti».
Perché?
«Il telefono era in carica, ho visto la sua chiamata tardi. Mi aveva inviato un messaggio e ho dovuto rispondere: “Grazie segretario ma appena eletto faccio il primo disastro e non rispondo al leader nazionale del partito”».
Michelangelo Betti non ha perso il buon umore. Lunedì la vittoria sul Cosentini al ballottaggio e le feste. Martedì la proclamazione. Ieri il primo vero giorno da primo cittadino. Un susseguirsi di eventi che non ha cambiato il suo approccio alla vita: pochi social e telefono usato con altrettanta parsimonia. Poi testa china su quelli che sono i primi atti, decisivi, della sua amministrazione.
Ha già firmato il suo primo atto?
«Sì, più di uno. Atti ricevuti dal Comune, ordinaria amministrazione che però mi sta facendo prendere le misure al nuovo incarico e ruolo».
Qual è la sua prima impressione?
«Quello di ieri è stato come il primo giorno di scuola. Ho preso visione dei primi atti e ho incontrato i dirigenti e, in particolare, il segretario comunale. Devo avere un quadro di come siamo messi».
Al di là della giunta, qual è il primo dossier che intende affrontare?
«Da un lato dobbiamo mettere a punto l’assetto della macchina amministrativa. In particolare c’è da scegliere la posizione del capo di gabinetto, ruolo spesso poco evidente ma chiave per i rapporti con la rappresentanza politica. Poi dobbiamo fare delle riflessioni sui contratti a termine legati al mandato».
Oltre all’assetto della squadra, quali saranno i primi passi a livello di politica amministrativa?
«Bisogna da subito valutare come incidere sul piano strutturale d’aria (quindi un confronto diretto con l’amministrazione leghista di Pisa, ndr). Dall’altra riscrivere i regolamenti comunali messi su dalla Lega».
Insomma, subito un colpo di spugna?
«È necessario superare le politiche divisive. Vogliamo da subito promuovere la partecipazione dei cittadini. La scrivania sulla strada promessa dalla destra è sempre rimasta sulla carta. Dobbiamo da subito riallacciare un dialogo stretto con la società organizzata. Circoli e associazioni sono elementi fondamentali per fare comunità e avere coesione sociale, soprattutto in un periodo come questo condizionato dall’emergenza sanitaria».
È consapevole di quanto sia iconica la sua vittoria sulla Lega?
«Sì, si è visto anche dal modo in cui la stampa ha seguito la campagna elettorale. Non si era mai registrata un’attenzione come quella di quest’anno. In più c’è stata una grande partecipazione della gente anche per le mancanze leghiste nei confronti del mondo della società organizzata. Tutti eravamo consapevoli che una nuova sconfitta avrebbe segnato un solco. Questa vittoria mette termine a quattro anni leghisti e ci impone di fare scelte migliori per i cittadini».
Quindi non fare gli errori del 2016.
«Certo. Se quattro anni fa siamo stati battuti, non è per un incidente di percorso. Abbiamo da subito pensato ad elementi di discontinuità e riscritto il programma. Tuttavia ci sono dei modelli del passato a cui fare riferimento. Penso ad esperienze degli anni ‘90 come il Polo tecnologico, Virgo o il teatro. Dobbiamo ridare a Cascina progetti e visione con l’ambizione di riuscire a intercettare i fondi europei». —
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