Il Tirreno

Pisa

Betti e Cosentini al ballottaggio nella città degli apparentamenti difficili o impossibili

di Giuseppe Boi
Betti e Cosentini al ballottaggio nella città degli apparentamenti difficili o impossibili

Il centrosinistra avanti col 38,7% ma accordi in salita con Poli e Masi. Il terremoto Ceccardi blocca tutte le alleanze a destra

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CASCINA. «Non è una giornata ottima ma buona: ci sarà da lavorare», si dice da una parte. «Sotto le attese, ma abbiamo temuto di perdere subito», si commenta dall’altra. I sostenitori di Michelangelo Betti e Leonardo Cosentini non fanno il gioco del bicchiere mezzo pieno, mezzo vuoto. Cascina va per la seconda volta consecutiva al ballottaggio tra certezze, incognite e divisioni. Il candidato del centrosinistra è avanti col 38,7%, ma anche Alessio Antonelli 4 anni fa era in vantaggio. Il cavallo rampante del centrodestra chiude il primo giro al 33,1%, più del 28,4% ottenuto da Susanna Ceccardi il 5 giugno del 2016 ma l’aria che tira è cambiata.

Il fattore Susanna è quasi svanito. Lo si è visto alle regionali, dove si è fermata al 38,1% a casa sua. Lo si respira in strada: «È andata via, non può cercare voti qui», commentano i passanti. Certo la Lega alle regionali ha preso il 26,5% contro il 19,5 alle comunali ma Cosentini, più che sull’eurodeputata, spera nel sostegno di Elena Meini, già ieri corsa al suo quartier generale con le sue 884 preferenze ottenute alle regionali.

Del resto, se Cosentini rischia di non trovare aiuto è a causa del terremoto Ceccardi. La perenne candidata ha diviso politicamente e umanamente la destra. Così il suo erede non può contare su un’alleanza con Michele Parrini di Progetto Cascina: «Col 2% non contiamo niente politicamente. Non cerco poltrone e non mi apparento con nessuno. Del resto l’esperienza con la Lega l’ho già fatta ed è durata solo un anno (nel 2017 uscì dalla giunta da vicesindaco, ndr). Sono stati un disastro. L’unico che si salva è Dario Rollo».

Chiedere aiuto al sindaco reggente è però una mission impossible. «Non voterò mai Betti, ma non ci sono margini per alleanze», dice Rollo rendendo ardua per Cosentini la scalata a quel 9% di voti che gli consentirebbero di partire il 4 ottobre da un potenziale 42%.

La strada sembra spianata per Betti. Potenzialmente potrebbe ripartire dal 48%, addirittura dal 56%, ma il condizionale resta perché la sinistra cascinese è balcanizzata quanto quella dei governi Prodi.

Il socialista Fabio Poli insieme al M5s ha raccolto il 7,8% e si dice «pronto a discutere», ma chiede, oltre che sui programmi, «certezze su chi sarà il capo di gabinetto».

Con Cristiano Masi Betti dovrebbe trovare un accordo che non è arrivato in 9 mesi di trattative. I 2.202 voti del clown-dottore in ospedale (per coincidenza lo stesso numero di quelli di Rollo) sono un potenziale ago della bilancia. Lui lo sa e, sornione, spiega che una mancata alleanza «non dipenderebbe dalla sua volontà». La mattina dello spoglio accompagna la figlia a scuola, la sera festeggia l’anniversario con la moglie: di riunioni politiche neanche l’ombra sebbene i rumors dicano che gli sarà offerto il posto di vicesindaco.

Ipotesi che però rischia di far saltare gli equilibri di un Pd in crescita al 33%. E forse non è un caso che ieri a Cascina siano arrivati i campioni di preferenze delle regionali Antonio Mazzeo e Alessandra Nardini. I voti è forse meglio cercarli al di là delle alleanze. —
 

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