Il presidio
Scieri, sulla sede del processo deciderà la Cassazione
La difesa di un imputato ha sollevato il conflitto di giurisdizione: Pisa o Roma
PISA. Pisa o Roma? Il bivio processuale sul caso Scieri è destinato ad arrivare in Cassazione a meno che il gip del Tribunale militare della capitale non dichiari il proprio difetto di giurisdizione e lasci la “paternità” del dibattimento al Tribunale ordinario pisano.
Il pungolo per decidere una volta per tutte quale Tribunale debba istruire il processo per la morte di Emanuele Scieri nella caserma Gamerra nell’agosto 1999 è arrivato ieri mattina dalla difesa di uno dei cinque imputati a Pisa e dei tre a Roma. L’avvocato Andrea Di Giuliomaria ha depositato quella che in gergo tecnico è una denuncia di conflitto di giurisdizione. Un atto che costringe il gip del Tribunale romano a trasmettere, senza ritardo recita il codice, gli atti in Cassazione e a darne avviso al giudice pisano. Il 9 novembre di fronte al gip Pietro Murano è in programma l’udienza preliminare per il filone pisano dell’inchiesta. Un duplicato che vede fatti e protagonisti coinvolti per lo stesso tipo di reato, l’omicidio volontario del parà siracusano la sera del 13 agosto 1999 sotto la torre di asciugatura dei paracadute della Gamerra.
Non è escluso che il legale che ha sollevato il conflitto possa anche eccepire il difetto di giurisdizione del giudice romano all’udienza di venerdì. In questo caso se il gip dichiarasse il proprio difetto di giurisdizione gli atti non arriverebbero in Cassazione e la questione sarebbe risolta.
Sono tecnicismi che servono, però, a fare chiarezza sulla sede processuale di un caso che ha smosso le coscienze di tanti protagonisti all’epoca silenti davanti agli investigatori.
La richiesta di rinvio a giudizio della Procura Militare è stata presentata nei confronti di Andrea Antico, Alessandro Panella (difensori Tiziana Mannocci e Marco Meoli) e Luigi Zabara (legale Andrea Di Giuliomaria). L’ipotesi di reato è quella di concorso in violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato.
A Pisa la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontariato riguarda sempre i tre caporali con l’aggiunta di due ufficiali accusato di favoreggiamento. Sono Salvatore Romondia, 73 anni, di Pisa, all’epoca aiutante maggiore del comandante del reparto corsi e l’ex comandante della Folgore, generale Enrico Celentano, 76 anni, residente in provincia di Siena.
«Indipendentemente dalla causa specifica delle lesioni, le circostanze, secondo quanto rivelato dalle indagini medico legali e antropologiche, sono state tali da favorire la produzione di alcune lesioni (al dorso del piede in particolare e al polpaccio di sinistra) prima della caduta mortale del ragazzo, e queste sono difficilmente inquadrabili come accidentali». Emanuele Scieri fu picchiato prima di salire e poi cadere dalla torre di asciugatura dei paracadute la sera del 13 agosto 1999. Nella ricostruzione della Procura pisana dopo averlo picchiato e obbligato a fare flessioni, i tre “nonni” Panella, Zabara e Antico lo avrebbero inseguito nella fuga verso la torre dove la recluta cercava riparo. Un pestone con gli scarponi sulle mani sarebbe stata la causa della caduta mortale. —
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