Italia
Fuori pericolo dopo lo schianto «Grazie a tutti per l’affetto»
Daniele Galli, oculista di Pisa, l’8 agosto era rimasto coinvolto in un scontro in moto: dopo 25 giorni è uscito dalla rianimazione e racconta la sua ripartenza
pisa
Venticinque giorni ricoverato nel reperto di rianimazione dell’ospedale di Cisanello, intubato e attaccato alle macchine. Due crisi importanti nei primi tre giorni che hanno fatto temere il peggio.
A Livorno, dov’è nato e lavora, come a Pisa, dove abita, le dita incrociate e le preghiere di familiari, amici e parenti. Poi una setticemia che ha complicato ulteriormente il quadro clinico. Nel frattempo diversi interventi chirurgici per rimettere a posto tutte le fratture subite durante il terribile schianto tra la moto sulla quale viaggiava e una macchina che stava facendo inversione lungo l’Aurelia, nella zona di Mortellini. ra a distanza di 39 giorni dall’incidente – era l’8 agosto scorso – Daniele Galli, 46 anni, medico oculista che lavora all’ospedale di Livorno, è fuori pericolo. Ammaccato certo – «la frattura al bacino è un po’ noiosa» – ma pronto a tornare presto alla sua vita precedente. «Magari cercando di darmi una calmata», ha promesso alla sorella Francesca, che insieme alla moglie, le figlie e a tutti i familiari, da qualche giorno hanno potuto finalmente riabbracciarlo. «Sta meglio – ammette Francesca cercando di trattener l’emozione – ha risposto bene alle cure anche grazie al fisico e alla tempra. Per fortuna, dopo le difficoltà iniziali, è rimasto stabile e le cose sono andate sempre meglio, soprattutto quando ha ripreso a respirare da solo. Anche perché grazie al cielo la parte polmonare non ha subito danni, come la testa che non ha avuto traumi».
L’INCIDENTE
Di quello che è accaduto intorno alle 7,40 di quel sabato mattina, il quarantaseienne ricorda tutto: la strada dritta in direzione Livorno per raggiungere l’ospedale dov’era di turno in pronto soccorso, la macchina davanti a lui che esegue una manovra improvvisa e l’inutile tentativo di evitare lo scontro. «Ricordo – ha raccontato alla sorella – la prima persona che mi è venuta a soccorrere, il collega Leonardo Barellini che lavora a senologia. Anche lui stava andando in ospedale a Livorno. Mi è stato vicino, mi ha aiutato».
I RINGRAZIAMENTI
Adesso che il quarantaseienne è fuori pericolo e sta completando la degenza in reparto, è l’occasione per ringraziare amici, tanti, e medici che gli sono stati vicino, sia a livello sanitario che morale. «Non mi sono mai sentito solo – ci tiene a dire – ho sentito la vicinanza di tante persone. Qui a Pisa, inoltre, ho trovato dei professionisti incredibili. A cominciare dal primario di chirurgia Massimo Chiarugi, da quello di Rianimazione, Paolo Malacarne, e da quello di ortopedia, Michelangelo Scaglione. Loro, con i rispettivi staff, hanno fatto un grande lavoro». Un pensiero particolare va a due colleghi: Federico Coccolini e Gianluca Ciapini. Il primo di chirurgia d’urgenza, il secondo di ortopedia. «Gianluca – racconta la sorella – lo consociamo da tanti anni. Era in ospedale quando Daniele è arrivato, ci è stato vicino, ci ha sorretto e ha fatto un grande lavoro. Conoscevamo le sue doti umane ma si è dimostrato anche un caro amico».
IL FUTURO
Adesso non è certo il momento di abbassare la guardia per ché la riabilitazione sarà comunque lunga. «Nei giorni scorsi – spiegano i familiari – è stata anche ventilata l’ipotesi di rimandare Daniele a casa. Ma alla fine hanno scelto di tenerlo ancora un po’ in ospedale dove è maggiormente controllato». Intanto anche la ragazza che era alla guida dell’auto che avrebbe causato l’incidente ha inviato una lettera a Daniele e adesso è in contatto con la famiglia per seguire le evoluzioni della degenza. «Il giorno dopo l’articolo sul Tirreno – va avanti la sorella – l’automobilista attraverso un’amica ci ha mandato un messaggio nel quale si scusava per quello che era successo e per l’errore che aveva fatto. Ha spiegato di aver sbagliato strada e dunque di aver fatto quella manovra dopo essere andata in difficoltà». Gli occhi di Daniele, adesso, sono rivolti al futuro. «Gli mancano i suoi pazienti, i suoi amici – dice la sorella – . E attraverso di voi vuole ringraziare tutte le persone che non gli hanno mai fatto mancare un pensiero e una parola di conforto». —
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