Il Tirreno

Pisa

«Gli studenti devono tornare nelle classi C’è bisogno di normalità»

Roberta Galli
«Gli studenti devono tornare nelle classi C’è bisogno di normalità»

Romano Gori, noto docente pisano di Lettere e già preside  del Professionale Matteotti e provveditore agli studi di Livorno 

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L’opinione/1

«I ragazzi devono tornare a scuola. La didattica a distanza è stata una parentesi, dovuta a un’emergenza senza precedenti, ma adesso è necessario riprendere il cammino in presenza con tutte le garanzie e le cautele del caso. Le scuole devono tornare a essere il punto di riferimento di una comunità». Ha le idee ben chiare Romano Gori, noto docente di Lettere pisano, nonché già preside dell’Istituto professionale Matteotti di Pisa (a lui si deve la nascita di un percorso professionale nell’ambito alberghiero nella nostra città), nonché già provveditore agli studi di Livorno.

Terminata la sua lunga carriera nel settore pubblico, prima come insegnante poi come dirigente, Romano Gori ha diretto per dieci anni anche l’Istituto Paritario Arcivescovile Santa Caterina di Pisa. Per lui il mondo della scuola non ha segreti e per questo si sente di affermare con forza che la didattica deve riprendere in presenza. «La scuola non è solo insegnamento fine a stesso – afferma Gori – ma anche socialità, condivisione, inclusione, un percorso fondamentale per la formazione dei nostri ragazzi ed essere rimasti alcuni mesi fermi a casa, non ha certo giovato alla loro preparazione. La didattica a distanza, anche se fatta con le migliori intenzioni, non può sostituire una lezione in aula. Sicuramente le scuole e gli insegnanti hanno fatto del loro meglio, ma molti ragazzi, vuoi per la mancanza di strumenti tecnologici adeguati, parlo di computer o rete informatica adeguata, non parlo specificatamente di Pisa, ma di altre parti del nostro Paese, non sono riusciti a rimanere al passo. E questo significa rimanere indietro e non dare a tutti le giuste e pari opportunità. Quindi ben venga l’apertura delle scuole anche se le preoccupazioni non mancano. L’importante è comunque applicare i protocolli ministeriali e dare risposte immediate a ogni minima criticità».

Da ex insegnante, preside e provveditore che cosa ne pensa dell’uso dei banchi con le rotelle? «Con tutta onestà penso che sia l’ultimo dei problemi che deve affrontare la scuola italiana. I banchi sono già monoposto, nella maggior parte delle aule italiane, l’importante secondo me è distanziare bene le postazioni, ma soprattutto formare classi, in via eccezionale, adesso per le prime, con un numero di alunni da 15 a 20. A mio modesto parere ciò doveva essere previsto e programmato fino dal 10 giugno, come pure doveva essere programmato l’organico necessario al buon funzionamento della scuola (sia docenti di classe, sia docenti per la 104); quindi era necessario allarmare il personale che sarebbe servito alle singole scuole, magari iniziando anche a chiedere la disponibilità per tamponare eventuali sostituzioni dell’ultimo momento causa positività di qualche docente: ovviamente la procedura della ricercazione e delle chiamate avrebbe dovuto svolgersi nel pieno rispetto prioritariamente delle varie graduatorie provinciali e d’istituto. Per non parlare poi delle tutele dei docenti con una età avanzata».

Che cosa si augura, come ex insegnante, per gli alunni pisani? «Un anno scolastico tranquillo. La didattica a distanza, anche se può tamponare una emergenza, non può certo essere la soluzione di tutti i mali. Dobbiamo tornare alla normalità, non solo per le scuole, ma anche per l’Università. Il tempo dei computer, delle lezioni da remoto è ormai scaduto per tutti». —

Roberta Galli

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