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«Paura per il coronavirus e disamore per la politica: un mix che può incidere»

«Paura per il coronavirus e disamore per la politica: un mix che può incidere»

Donatella Marazziti, psichiatra e docente all’Università di Pisa: «Le persone non hanno ancora assorbito il colpo inferto dal lockdown» 

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L’intervista / 1

«Da una parte il disamore generale per la politica, dall’altro l’emergenza coronavirus. È ragionevole chiedersi perché, in un paese civile come l’Italia, non si possa votare per posta». Donatella Marazziti, psichiatra residente a Pescia e docente all’Università di Pisa, analizza così il rischio astensione legato alla paura di contrarre il Covid-19 ai seggi elettorali. Un pericolo concreto perché la pandemia si va ad aggiungere a «una somma di motivi» che rischiano di influenzare l’affluenza alle urne. «Temo sarà un grande problema – sottolinea – perché questa tornata elettorale si inserisce in un quadro complesso e fortemente influenzato dai tre mesi di lockdown che abbiamo vissuto e la paura di una nuova chiusura».

Secondo il suo punto di vista come le persone si avvicinano a queste elezioni?

«La nostra società era già divisa, ora lo è ancora di più. La pandemia è divisiva: anzitutto fa emergere le differenze tra ricchi e poveri, poi fa emergere due personalità opposte come quella dei “pedanti”, perché spaventati dal rischio contagio, e dei “negazionisti”, che ignorano o negano l’esistenza di rischi».

Insomma, si va da un estremo all’altro.

«Sì, e chi fa il mio lavoro lo tocca con mano. Per alcuni il lockdown è stato il periodo migliore della propria vita. Per altri è stato e rappresenta un incubo assoluto».

Può farci degli esempi?

«Gli adolescenti hanno subìto meno di altri l’isolamento perché più abituati ai social, ma ora devono uscire dal virtuale e tornare alla normalità. Un disagio particolare hanno vissuto invece gli anziani, soprattutto chi aveva i figli lontani. E non parliamo dei matrimoni: tante coppie sono scoppiate definitivamente, mentre altre hanno fermato le pratiche per la separazione che aveno già avviato».

Perché?

«La società non ha ancora assorbito il colpo inferto dall’arrivo della pandemia, dal lockdown, dal ritrovarsi in una situazione del tutto nuova. In più ci sono stati errori della politica che ha lanciato messaggi contrastanti e da troppe voci».

Proprio la politica che, il 20 e il 21 settembre, chiede ai cittadini di scegliere.

«Sì. E va aggiunto un altro particolare: se in Toscana si vota per la Regione, in gran parte d’Italia si deve andare ai seggi per il referendum. La partecipazione a queste consultazioni è sempre stata molto bassa. Se al disamore si aggiunge la paura del coronavirus, il rischio astensione diventa concreto». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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