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Torri, Bulgarella pronto a chiedere i danni se il Comune non rinnova la concessione
L’imprenditore sul palco di Eliopoli: «Come due figli in carcere ingiustamente, voglio vederli uscire e farli crescere»
pisa
Un lungo excursus sulle origini, gli ardori giovanili al limiti della sfrontatezza per una professione che nei racconti scritti e orali sembra quasi una missione. Il sogno, la poesia, il gusto estetico del bello per creare e recuperare. Le battaglie contro il malaffare e le posizione antimafia di facciata e strumentali. Gli ostacoli trovati più nelle istituzioni che nella concorrenza.
Nella sua vita imprenditoriale Andrea Bulgarella ha avuto grandi soddisfazioni e diversi crucci. Uno, in particolare. Quello che rischia di farlo passare alla storia di Pisa nella declinazione di un’occasione mancata sono le due Torri di via Bargagna.
Qualunque discussione finisce sempre lì. È successo anche venerdì sul palco di Eliopoli dove il costruttore ha presentato il suo ultimo libro “Finale di partita” scritto con il giornalista trapanese Giacomo Di Girolamo.
Alla platea sottolinea progetti e contenuti: «Le Torri e la Piazza del terzo millennio di cui si parla da quindici anni non sono speculazioni. Sono architettura. Non sono magazzini che cambiano destinazione d’uso e cubature. Le Torri sono come figli ingiustamente in carcere. E io, come un padre, voglio vederli uscire e farli crescere. Non cerco le cause, i contenziosi. Ma se il Comune non mi rinnova la concessione, diritto che mi spetta, sono pronto a chiedere i danni. Il “ni” non agevola nessuno. Se è sì vado avanti. Se è no mi difenderò. Sia chiaro: non perdo io, perde la città».
Bulgarella ha risposto alle domande di Massimo Marini e Cristiano Marcacci capo area di Pisa e Pontedera del Tirreno. Finale di partita come il titolo di un classico del teatro dell’assurdo firmato dal drammaturgo Samuel Beckett. Così come assurda, secondo Bulgarella, è la vicenda che lo ha travolto, ma non piegato, all’epoca delle indagini antimafia da cui è uscito con un’archiviazione chiesta dalla stessa Procura fiorentina.
«Non sono mai stato interrogato» ribadisce il costruttore che per ovviare a un’indagine che si rispetti ha scelto lui stesso di consegnare ai lettori un interrogatorio immaginario. Lo fa nella parte finale del libro dove diventa inquirente/inquisitore di se stesso con domande e risposte che nessuno gli ha mai fatto. La lotta contro le banche e gli imprenditori del nord che saccheggiano la Sicilia e poi l’arrivo a Pisa con il recupero di alcune colonie a Calambrone, il centro direzionale a Cisanello, i Frati Bigi. Fino alle Torri di via Bargagna e il progetto della Piazza del terzo millennio a Ospedaletto.
«Le torri le iniziai nel 2010 – ricorda Bulgarella davanti a decine di spettatori –. Dopo poco le banche scapparono. Nel 2015 arrivò l’inchiesta. Secondo l’accusa avrei riciclato i soldi di Messina Denaro attraverso un suo parente che neanche conoscevo che lavorava come rappresentante per una società di forniture alberghiere. Follia. C’era un assegno tra gli elementi d’accusa. Ebbene, il nome era simile, ma non era quello del parente del boss. Questo è stato il livello delle indagini su di me. Mai sentito da un magistrato».
L’inchiesta aveva coinvolto anche l’ex direttore della Banca di Cascina, Vincenzo Littara, di cui Bulgarella era amico e cliente. «Grande banchiere Littara, lo conobbi al tempo della Cassa di Risparmio di Pisa – racconta l’imprenditore –. Purtroppo in quell’inchiesta alla fine pagarono anche altri per me. Lui fu tra questi».
Parlare delle Torri significa ricordare a Bulgarella lo sfinimento di un dialogo con il Comune di cui ancora non si intravede una fine. Una partita a scacchi con le pedine incollate sul piano di gioco. Tiene i rapporti l’architetto Beniamino Cristofani che alla domanda sul perché non si va avanti allarga le braccia quasi a voler cercare le parole che non trova o non vuole pronunciare limitandosi a un generico: «Burocrazia».
Lo aveva già confessato all’epoca e lo ha ripetuto anche venerdì sera: «Al tempo dell’inchiesta mi sarei aspettato di più dalle istituzioni, la classe politica non mi ha difeso. Ricordo un grande sindaco, Paolo Fontanelli, solo stima per lui. Ma anche per Sardu e Cerri. Uomini veri e politici validi. All’epoca il litorale era abbandonato. Le colonie covo di drogati. Di altri politici non posso dire altrettanto. Ognuno, si sa, è fatto a modo suo. Della città non posso che parlare bene. Qui ho fatto cose di qualità e lavori che altri non volevano fare. Credo che Pisa abbia più possibilità di crescita di Firenze».
A fine serata, sceso dal palco, l’imprenditore racconta un aneddoto: «A Firenze stiamo lavorando su un albergo. Per avere alcuni permessi via online ci abbiamo messo otto minuti e senza incontrare nessuno. A Pisa non bastano dieci anni per avere una risposta sulle Torri». Tra il pubblico anche l’onorevole Edoardo Ziello (Lega) che ha salutato Bulgarella alla fine della presentazione del libro. E ha annunciato «una proposta di legge per aiutare le imprese a lavorare, con più velocità, liberandole dal cappio infernale della burocrazia “palazzinara”. Chi eroga servizi ai cittadini o riqualifica le nostre città deve essere - principalmente - del territorio». —
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