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Termoscanner e arrivi scaglionati: così la Sant’Anna riparte in presenza
La rettrice Nuti: appuriamo prima la negatività al Covid-19 con un test sierologico, con i nostri numeri contenuti crediamo di poter gestire la situazione in sicurezza. Gli allievi: stare lontani è una sofferenza
PISA
Sono giorni di arrivi per la Scuola Sant’Anna, pronta a riaprire le porte a veterani e matricole in vista del nuovo inizio accademico. Un anno diverso e lo dimostra il rientro degli universitari nelle proprie camere del collegio in piazza dei Martiri. Rientri che proseguiranno e che prevedono tutte le procedure per prevenire il rischio contagio. «L’accoglienza andrà fino ai primi di ottobre con le matricole», spiega la rettrice Sabina Nuti. «Nel corso di questa settimana sono arrivati a piccoli gruppi circa 60 studenti, che abbiamo inizialmente ospitato nelle nostre foresterie. Dopo aver appurato la negatività al Covid-19 con un test sierologico in collaborazione con la fondazione Monasterio, gli allievi sono stati accolti nelle nostre strutture. In caso di positività gestiremo la procedura in stretta collaborazione con l’Asl. Grazie ai numeri contenuti, crediamo di poter gestire la situazione in sicurezza. Gli stessi ragazzi dovranno essere responsabili». Un rientro articolato in più fasi e vissuto studente per studente. «Alla fine di ogni turno siamo sempre con il cuore in sospeso nell’attesa di sapere se ci sono casi di positività», ammette la rettrice. Ma è un inizio che ha anche il sapore di ritorno alla normalità e per questo «l’emozione è maggiore perché accogliamo di nuovo tutti gli allievi (circa 260), anche se il collegio era rimasto aperto durante il lockdown per chi non poteva tornare a casa». E la trepidazione è condivisa dagli studenti che nei giorni scorsi, valigie alla mano, sono rientrati nelle proprie camere. «È un rientro pieno di emozioni», racconta il 21enne Mattia Pasqualini da Nova Milanese, studente di Economia. «Essere lontani da scuola è stata una sofferenza: per certi versi viviamo la realtà collegiale come una famiglia. La fondamentale ripresa delle attività in presenza dimostra come la Scuola sia una comunità capace di stare vicina, con la mascherina, anche in tempi di coronavirus». Ed assicura: «Tutti noi osserveremo al meglio le misure di prevenzione e cercheremo di evitare spostamenti eccessivi». Ad accogliere ogni giorno i santannini (e non) ci sarà «un termoscanner per la misura della temperatura e la compilazione di un’autocertificazione in cui dichiariamo di non avere sintomi né contatti con positivi», spiega il 21enne Francesco Genoni, di Novara, al terzo anno di Giurisprudenza. «Nei luoghi comuni dovremo mantenere mascherine e distanze interpersonali». Ma la voglia di normalità è tanta, così come il desiderio di recuperare le antiche tradizioni goliardiche della Scuola: «Cercheremo di portare la goliardia anche in questa nuova quotidianità, nel rispetto di tutte le regole» assicura il 21enne bergamasco Tommaso Totaro, studente al quarto anno di scienze politiche. Certo, tante cose cambieranno: «I posti in biblioteca sono ridotti, mentre per la mensa sono previsti più turni e tempistiche più veloci», afferma la rettrice. Ora la speranza è di poter riprendere i contatti anche con i docenti dell’Università di Pisa: «Mi auguro che professori e studenti possano riprendere a vedersi a lezione il prima possibile, seguendo l’iter che il rettore giudicherà più sicuro», commenta il 20enne bolognese Alberto Baldini, al secondo anno di giurisprudenza. —
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