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Aule e biblioteche chiuse, gli studenti chiedono un confronto a Mancarella
PISA
«Non si può affrontare un semestre senza spazi dove poter studiare». Su questo sono tutti d’accordo studenti e studentesse dell’Unione degli universitari-Diritti a sinistra di Pisa, che proprio non si aspettavano la decisione di non riaprire aule studio e biblioteche (accessibili solo per consultazione e prestito) fino al 31 dicembre. A stabilirlo è il protocollo che sancisce come funzionerà la fase 3 dell’Ateneo pisano, a firma del rettore Paolo Mancarella. Non sono pochi gli studenti che sui canali social mostrano preoccupazione per i prossimi mesi, visto che ad ora sono state messe a disposizione dall’Università 4 aule studio all’aperto. «Siamo riusciti ad ottenere questi spazi grazie alla nostra campagna “Studiare sì, ma dove?”», spiega il coordinatore dell’Udu, Gabriele Montani, durante una riunione telematica su Microsoft Teams. «Ora la domanda è: “Studiare sì, ma se piove?”. Con la stagione invernale sarà sempre più complesso studiare all’aperto. Tantissimi studenti ci stanno contattando per segnalarci gravi difficoltà nello studio. La città si sta ripopolando con l’inizio di qualche corso in presenza e la prospettiva di preparare gli esami o di affrontare le lezioni senza spazi adeguati, soprattutto per alcuni, è deprimente. L’università di Firenze ha numeri simili a Pisa, ma da settembre le aule studio e le biblioteche ripartiranno con ingressi contingentati e prenotazioni».
Proprio l’assenza di servizi, unitamente alla continuazione della modalità telematica per i corsi più numerosi, ha cambiato radicalmente la vita studentesca, a partire dall’abbandono delle camere in affitto. «Ho lasciato la casa a Pisa e molto probabilmente non ci tornerò», fa sapere una studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza. «Nessuno dei miei amici si è trovato bene con questa modalità».
«La nostra percezione è di frequentare un’università telematica», dicono gli studenti, fuorisede e non. Si perdono così tutti gli aspetti legati all’università come luogo comunitario e sociale. «La scelta di riaprire le aule studio è sicuramente complessa e difficile per il rettore, su cui ricade la responsabilità. Ma per gli studenti è insostenibile questa condizione», rimarca Nicola Filippi, nell’esecutivo di Udu e senatore accademico. Ecco perché nei prossimi giorni l’Udu, in rappresentanza degli studenti, cercherà di instaurare un dialogo con gli organi dell’Università per pensare insieme ad un’alternativa rispetto alla chiusura totale. In assenza di risposte, «siamo pronti a muoverci concretamente anche con le altre organizzazioni studentesche». —
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