Il presidio
«Un welfare universalista per le fasce più deboli»
PISA
«Prima gli italiani, prima i toscani, prima i pisani. Le destre agitano da sempre slogan di questo tipo per conquistare consensi nei settori più popolari. Eppure basta guardare qualche dato per rendersi conto che si tratta di una colossale mistificazione», dice Sergio Bontempelli, candidato al consiglio regionale per Toscana a Sinistra. «Prendiamo ad esempio il tema della casa: si stima che in Italia solo il 3,7% degli alloggi sia adibito ad edilizia sociale (in Inghilterra la percentuale è del 17,6%, in Francia del 16,8%). E allora il problema è davvero quello di dare la precedenza agli italiani? Non si tratta invece di potenziare l’edilizia pubblica, mettendo a disposizione nuovi alloggi per chi ne ha bisogno?».
«O ancora - aggiunge - pensiamo al diritto alla salute, tema drammaticamente attuale in periodo di emergenza Covid. Negli ultimi dieci anni il finanziamento pubblico al settore sanitario ha subìto tagli per oltre 37 miliardi: si sono persi oltre 70mila posti letto negli ospedali, con 359 reparti chiusi. Anche in questo caso il problema è quello di favorire i pazienti italiani o quello di potenziare la sanità pubblica per tutti e tutte?».
«La verità - prosegue Bontempelli - è che lo slogan prima gli italiani è servito troppo spesso per legittimare il drastico ridimensionamento del welfare ed a farne le spese non sono stati esclusivamente gli immigrati stranieri. Con un paradosso solo apparente, le politiche sovraniste hanno colpito duramente tutti i settori sociali più deboli, italiani compresi. In questi anni non c’è stata alcuna guerra tra poveri, piuttosto una guerra contro i poveri. Troppo spesso le forze di centrosinistra sono state subalterne a queste logiche e la Regione Toscana non ha fatto eccezione. Nella legge sulle case popolari, approvata nel 2019, sono stati previsti ad esempio dei punteggi che premiano le famiglie residenti sul territorio toscano da più di dieci anni. In questo modo, però, non si sono affatto tutelati gli italiani o i toscani: norme di questo tipo finiscono per penalizzare i lavoratori precari (autoctoni o stranieri che siano). È necessario quindi pensare ad un welfare universalista e non discriminatorio: è il solo modo per tutelare davvero i gruppi sociali più vulnerabili». —
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