Il presidio
Ghimenti e la Liberazione «Definirsi antifascisti ha ancora un senso»
Il sindaco con i vertici dell’Anpi protagonista della cerimonia a cui hanno preso parte anche i consiglieri dei ragazzi I pericoli e gli inganni dei social
calci
Ricordato ieri il 76° anniversario della Liberazione di Calci.
Il sindaco Massimiliano Ghimenti ha preso parte alla commemorazione con i rappresentanti dei carabinieri di Calci, l’Anpi di Calci e Anpi Comitato Provinciale di Pisa, il personale Comunale, l’Anc Calci, gli amministratori (degli adulti e dei ragazzi), il Comune di San Giuliano Terme e i tanti cittadini presenti a dare forza al messaggio di questa giornata così importante per la comunità.
«Non mi stancherò mai di ripetere alcuni passaggi e aspetti che mi corre l’obbligo ricordare ad ogni celebrazione – afferma Ghimenti –. La memoria è ricordo. Ricordare significa sapere ciò che è stato. Significa conoscere. Conoscere, sapere è necessario. Specie per i più giovani. Per questo, nonostante non sia ancora periodo di scuola abbiamo invitato la sindaca dei ragazzi ad essere presente e siamo molti contenti che lo sia insieme a molti consiglieri dei ragazzi, per questo li ringrazio e ringrazio i loro familiari. Conoscere e lo dico a Giulia ed ai consiglieri dei ragazzi presenti e tramite loro, simbolicamente, a tutti i nostri giovani vuol dire avere gli anticorpi. Saper leggere le situazioni. Capire prima dove si può andare a finire se non ci rendiamo conto, se non ci fermiamo per tempo, se cadiamo nella trappola del messaggio facile e del richiamo all’uomo forte al comando».
L’obiettivo della memoria è quindi quello di dare gli elementi per interpretare il presente ed evitare che certi orrori del passato si ripetano e si ripresentino, magari sotto altre spoglie. «Per questo trovo assurdo che si possa pensare (figuriamoci sostenere) che oggi, dirsi “antifascisti” non abbia senso. Ma questo ci dà il termometro della situazione che viviamo. Una situazione nella quale, in molte zone d’Italia, sempre più estese e sempre meno “confinate” ad aree specifiche, assistiamo ad atti di violenza vera e propria, di intimidazione. Cattiveria pura e gratuita che ritroviamo, pari pari, anzi con maggior veemenza anche sui social network. Dove ci indigniamo (giustamente!) perché qualche idiota augura la morte a Briatore, ma troppo poco si dice quando sotto certi post si augura la morte a persone, magari bambini, meno fortunate di noi. E invece noi crediamo che definirsi antifascisti abbia senso eccome! E che significhi innanzitutto definirsi rispettosi della nostra costituzione. Significa quindi sapere dove siamo arrivati “quando c’era lui” (come ama dire qualcuno sfrontatamente..). Significa dire con forza che vogliamo vivere in uno stato civile e democratico, uno stato che ripudia la guerra, uno stato che include e non esclude, uno stato nel quale si possono esprimere liberamente le proprie idee ed opinioni, nel rispetto degli altri, senza rischiare olio di ricino e manganellate (se andava bene!). Con questo spirito siamo qui, per ricordare chi ha dato la vita per lasciarci un paese libero dalla dittatura, dall’oppressione e dall’odio fattosi Stato, e per riaffermare il nostro impegno, personale ed istituzionale, affinché certi orrori non si ripetano e nessun altro debba rimetterci la vita per questo in futuro. E servirà sempre più impegno perché nel tempo perderemo tutte le testimonianze dirette, commosse e forti come quella di Evio Bertolini». —
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