Il presidio
«La situazione è peggiorata dalla riapertura dopo il lockdown»
L’esasperazione dei titolari delle attività commerciali che si trovano lungo via del Cottolengo
le testimonianze
Su due cose sembrano tutti d’accordo: la situazione è peggiorata da dopo il lockdown. Peggiorata nel senso che sono aumentate le presenze “moleste”. Inoltre, pur non mancando passaggi in zona delle forze dell’ordine, la cui presenza è riconosciuta da tutti, la situazione di degrado legata ai bivacchi di senzatetto e tossicodipendenti nella zona compresa tra via del Cottolengo e via Pascoli non cambia.
L’analisi condivisa della situazione è quella che arriva dai commercianti di via del Cottolengo, “teatro” venerdì scorso dell’ennesimo grave episodio ai danni di una donna, una professionista quarantenne che ha negato l’elemosina a un uomo ed è stata aggredita e palpeggiata.
La vineria all’inizio della strada, i due bar che si trovano lungo il percorso fino a Corso Italia, i clienti del supermercato: il coro è all’unisono. E non da oggi.
«Dalla riapertura, dopo il lockdown, la situazione è in effetti peggiorata – racconta Rossano Burchielli de “Gli Sfusi”, attività che con la moglie Elena conduce ormai da 20 anni tra via Cottolengo e via Mazzini – ci sono più sbandati in giro, più persone in difficoltà. Spesso molto giovani. Credo che la situazione sia un po’ sfuggita di mano». Burchielli, che proprio durante il lockdown è stato tra le attività capofila di una campagna di sostegno ai più bisognosi, non ne fa una questione partitica. «Posso dire che chi amministra dimostra maggiore attenzione alla città e a questa zona, ma cosa può farci il Comune? – si domanda – Quali strumenti hanno le amministrazioni comunali? Io lo capisco che non sia facile, ma allo stesso tempo dico che non se ne può più e occorre una soluzione». Lungo la strada non c’è attività commerciale che non si sia ritrovata la mattina a ripulire dai resti dei bivacchi. Perché la situazione è “emergenziale” anche dal punto di vista igienico: per molti le mattine di lavoro cominciano a suon di varechina e olio di gomito. Ora più che mai in epoca di pandemia: «Basti pensare che noi viviamo praticamente con la mascherina addosso – aggiunge Burchielli – ma le persone che bivaccano qui intorno no. Come la mettiamo?».
Come pure non c’è attività che non abbia subìto furti e in qualche caso anche rapine, i cui clienti non abbiano temuto per un diverbio di chi staziona di fronte alle attività o subìto gli assalti di chi chiede soldi con insistenza. «Da dopo il lockdown praticamente tutti i giorni per oltre due settimane abbiamo chiamato le forze dell’ordine per problemi che si sono venuti a creare qua fuori», dicono all’Ars Cafè. Prevalentemente situazioni di accattonaggio molesto, in qualche caso vere e proprie liti. E poco più in là, all’House Cafè, la conferma: «Non era così la situazione un tempo – racconta una delle titolari, Giuliana –. Dagli anni Settanta lavoro in questa zona e lo posso dire con certezza. Purtroppo quello che vediamo è che anche se le forze dell’ordine passano, o arrivano quando le chiamiamo, il problema rimane». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
