«Imprese in ginocchio senza il rinvio delle scadenze fiscali»
Cna Pisa: molte attività anche nel nostro territorio non ce la faranno a pagare Confcommercio: il governo pretende l’impossibile
PISA
Maxi-scadenza fiscale ieri per le imprese per i versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, dell’Iva e dell’Irap. «Nonostante i nostri numerosi appelli a livello nazionale il governo non ha risposto alla sollecitazione delle piccole imprese di rinviare il termine», si legge in una nota pubblicata sulla pagina Facebook della Cna di Pisa. «Anche nel nostro territorio ci sono grandi difficoltà in tutte le categorie e molti non ce la faranno a pagare, esponendosi ad ulteriori aggravi e sanzioni, ed anche chi ce la farà lo potrà fare solo a costo di grandi sacrifici. A creare queste difficoltà non sono solo i comprensibili problemi di liquidità, ma anche i ritardi nella determinazione degli importi da versare accumulati nel periodo in cui la gestione dei provvedimenti legati all’emergenza è stata in cima ai pensieri degli imprenditori. Il governo non indugi ad emanare un provvedimento di buon senso che rinvii i versamenti perlomeno al 16 ottobre, evitando così l’affollamento di adempimenti fiscali già previsti a settembre».
«Lascia senza parole l’atteggiamento del governo, che si rifiuta di ascoltare la richiesta legittima e ben motivata che si sta levando dall’intero sistema economico. Le imprese al collasso stanno chiedendo non un annullamento, ma un posticipo delle scadenze fiscali, in un anno che sarà ricordato a lungo come uno dei più terribili per l’economia mondiale», interviene Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Provincia di Pisa. «Dopo quasi tre mesi di chiusura senza fatturare un euro - aggiunge - la maggior parte delle aziende non ha soldi neppure per pagare l’affitto, i fornitori, i dipendenti (che, almeno per ora, hanno la cassa integrazione), né per stare in piedi. Più volte abbiamo reclamato la necessità di liquidità a fondo perduto, e non di ulteriore indebitamento, per far fronte alla situazione di emergenza. E ora si pretende l’impossibile». —
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