Il Tirreno

Pisa

emergenza abitativa  

Occupazione record stop dopo undici anni

sara venchiarutti
Occupazione record stop dopo undici anni

Verrà sgomberato lo stabile di via dell’Occhio dell’Ardsu «Nel corso del tempo in tanti hanno trovato un alloggio»

2 MINUTI DI LETTURA





pisa

«Dopo dieci anni di lotte, occupazioni, progetti di auto recupero, la comunità di occupanti dello stabile in via dell’Occhio ha deciso che lascerà nei prossimi mesi gli ultimi appartamenti tutt’ora abitati al Dsu».

Lo annunciano gli ormai ex occupanti dell’edificio di proprietà dell’Ardsu (Azienda per il diritto allo studio), per un totale di 8 appartamenti e 18 posti alloggio. Si conclude così una vicenda cominciata il primo maggio 2009, quando «una manifestazione di centinaia tra studenti, precari e famiglie in emergenza abitativa liberò lo stabile da anni di abbandono, degrado e speculazione per creare una comunità in lotta per il diritto all’abitare», scrivono gli ex occupanti, che hanno spiegato le motivazioni di una scelta «maturata collettivamente».

«L’occupazione, insieme alle pressioni studentesche, mirava a far cessare una speculazione immobiliare. All’epoca l’immobile era stato messo all’asta subito dopo l’acquisto (da parte del Dsu). Adesso lo stabile andrà in permuta per la realizzazione di una casa dello studente da circa 200 posti letto». Ci sono poi le condizioni strutturali dell’edificio, che «non consentono più una permanenza di lungo periodo», fanno sapere gli occupanti. Questi ultimi, tramite l’associazione Giorgio Ricci, si erano «battuti per l’approvazione del progetto di auto recupero, ma lo stop ordinato dalla proprietà ha privato i nuclei inquilini dei finanziamenti necessari alla manutenzione straordinaria di questo vecchio e pericolante edificio. Tanti inquilini», proseguono, «hanno trovato un alloggio popolare, alloggi sociali o altre soluzioni. Nei prossimi mesi anche gli ultimi nuclei troveranno una sistemazione più sicura». E c’è un altro risultato: «Le lotte sociali ed i movimenti studenteschi», scrivono, «hanno incrinato il muro di gomma istituzionale che vede nei “piani di alienazione” l’unico modo di valorizzare le risorse immobiliari inutilizzate. Negli anni decine di abitanti hanno usufruito gratuitamente di questo immobile, sottraendo al mercato degli affitti una rilevante porzione di rendita e trasformandolo in reddito e servizi». L’associazione Ricci e la comunità di occupanti non solo «ha messo insieme una realtà eterogenea nel prendersi cura della zona», ma ha anche rappresentato un freno «alla mercificazione della città». E sottolineano: «Non ce ne andiamo per alcuna minaccia, ma come scelta autonoma». Scelta in parte legata alla storia travagliata con la proprietà dell’edificio che, come fanno sapere gli inquilini, ha più volte provato a far uscire gli abitanti dall’immobile. —

sara venchiarutti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino