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Bambina “venduta” in cambio di droga a Pisa: duello tra consulenti
Per il perito della difesa non è possibile attribuire l’origine del materiale organico sugli indumenti della piccola
PISA. Per il consulente del pubblico ministero sulle mutandine della bambina le tracce di saliva sono attribuibili all’imputato. «Non è proprio così scontato» argomenta la consulente della difesa che contesta le conclusioni del collega. «Il reperto dove era la traccia presentava delle macchie, non analizzate, ma che a vista sembravano tracce fecali – ha spiegato ieri in aula –. L’esistenza di tracce fecali può dare come esito dei falsi positivi alla saliva. E anche se si trattasse di saliva, essendo quella una traccia mista, contenente cioè Dna dell’imputato e Dna della parte offesa, non è possibile attribuire la saliva all’uno piuttosto che all’altro perché non esiste metodologia che lo consenta». quel punto il consulente del pm, sentito a confronto, ha confermato il senso delle conclusioni della consulente della difesa. Entrambe le perizie sono state acquisite agli atti del processo.
È stata l’udienza dedicata alle consulenze quella di ieri in Corte d’Assise dove sono imputati i genitori di una bimba di pochi anni. Lui 37 anni, lei 27. Entrambi con problemi di tossicodipendenza e a cui il Tribunale ha tolto quattro figli. Sono assistiti dagli avvocati Niccolò Lombardi Sernesi e Letizia Merciai. Il terzo imputato è un 46enne, con precedenti per spaccio, difeso dall’avvocato Antonella Antonelli.
Le accuse sono di atti sessuali con minorenni in concorso, riduzione in schiavitù in concorso e spaccio di sostanze stupefacenti.
Per la Procura - pm Eligio Paolini - la coppia cedeva la bimba alle voglie del vicino di casa in cambio di cocaina.
L’imputato si è sempre difeso spiegando l’eventuale presenza del suo Dna epiteliale e non organico sulle mutadine della piccola con il gesto compiuto in casa sulla bimba: toglierle le mutandine per accertare eventuali segni di violenza da parte del padre, sospettato dal 46enne di abusare della figlia.
Una mossa alla base della denuncia della coppia quando la madre la sera del 15 ottobre 2016 chiamò la polizia dopo aver visto gli slippini della piccina indossati al rovescio dopo essere stata in casa dell’amico.
Nelle carte c’è anche un sms del vicino di casa al padre della piccola in cui scrive: «Forse mi sono spinto troppo per accertare la verità, ma sai che io a lei (bimba, ndr) non avrei mai fatto del male».
La Corte d’Assise (presidente Dani, a latere Messina) ha aggiornato l’udienza al 17 luglio. —
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