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I lavoratori degli appalti senza certezze salariali e tutele
Decine di persone alla manifestazione di protesta sotto la prefettura Le maggiori criticità nei servizi mensa, portierato, biblioteca e pulizie
Danilo Renzullo / pisa
«Occorrono certezze, anche reddituali, per rimettere in moto il lavoro».
Decine di lavoratori degli appalti si sono riuniti ieri in presidio davanti alla sede della prefettura per rivendicare certezze e tutele per le centinaia e centinaia di persone impiegate negli appalti dei comparti scolastico, turistico e culturale per i quali la “fase 2”, quella della ripartenza, sembra ancora un miraggio.
«In provincia di Pisa sono oltre mille i lavoratori che hanno terminato la copertura dell’ammortizzatore sociale (Fis) messo in campo durante l’emergenza sanitaria e in molti sono senza reddito da tre mesi per responsabilità delle imprese che non hanno anticipato l’assegno ordinario e per il grave ritardo nella liquidazione dell’indennità da parte dell’Inps», sottolineano i rappresentanti di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti che hanno promosso il presidio in occasione della giornata di mobilitazione nazionale dei lavoratori degli appalti.
Le criticità maggiori si registrano negli appalti delle scuole e dell’Università. Oltre 400 i lavoratori esterni che ruotano attorno ai servizi mense, portierato, biblioteche, pulizie e del sistema museale dell’ateneo. La decisione del rettore di posticipare a gennaio la ripresa delle attività in presenza rischia di pesare come un macigno. «La preoccupazione è molta – evidenziano i rappresentanti sindacali –: se corsi ed esami continueranno a distanza, i servizi resteranno fermi e i lavoratori a casa».
Stesse preoccupazioni per i lavoratori impiegati negli appalti del settore scolastico, in particolare mense e pulizie. «Come ogni anno, vedranno sospesi i contratti a giugno, con la fine dell’anno scolastico, rimanendo senza retribuzione, senza ammortizzatori sociali e senza una prospettiva certa rispetto ai tempi e alle modalità di ripresa dei servizi», continuano Filcams, Fisascat, Uiltucs e Uiltrasporti. A questi si aggiungono le centinaia di lavoratori impiegati nelle biblioteche e nei sistemi museali. Molti dei quali ancora in cassa integrazione e senza sostegni al reddito dopo il no all’anticipo deciso da varie imprese. Senza certezze su riaperture e ripartenze di alcuni comparti, tra qualche settimana una valanga di procedure di licenziamento collettivo rischia di abbattersi sui livelli occupazionali di Pisa e provincia.
«Dallo scorso maggio – dice Caterina Ballanti, segretario della Filcams-Cgil di Pisa – abbiamo chiesto a tutti i sindaci della provincia di Pisa l’avvio di un dialogo per iniziare a programmare la ripartenza delle attività e per cercare di capire le progettualità da mettere in campo a livello locale per la ripresa della didattica nelle strutture di competenza comunale».
Solo due i Comuni (Volterra e Vicopisano) che hanno dato disponibilità ad avviare un’interlocuzione anche per un eventuale ricollocamento di una parte dei lavoratori in alcuni servizi estivi. La Filcams ha aperto un tavolo anche con l’Università per cercare di studiare una possibile e parziale ripartenza delle attività in presenza. «Chiediamo l’allargamento degli ammortizzatori sociali a 27 settimane perché le 18 messe in campo dal governo per affrontare l’emergenza sanitaria non sono sufficienti e una riforma degli ammortizzatori sociali per non discriminare i lavoratori in appalto – le richieste dei sindacati –. Chiediamo inoltre la ripresa dell’anno scolastico e accademico in presenza e in sicurezza e misure di sostegno economico straordinarie per affrontare l’emergenza». —
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