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Pisa

lo sfogo 

«Con l’Università chiusa siamo sull’orlo del baratro»

Carlo Venturini
«Con l’Università chiusa siamo sull’orlo del baratro»

“Strangolato” il settore delle copisterie. Riccardo Agonigi lancia l’allarme: «Solo io  ho stampato 130 disdette di affitto da parte di studenti»

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pisa

«Noi siamo al servizio dell'Università, che invece tiene le porte sprangate e affossa tutto l'indotto creato dagli studenti, dai docenti e dagli impiegati dell'ateneo costringendoci a chiudere».

Lo afferma Riccardo Agonigi, titolare di due copisterie, un settore questo che è “strangolato” dalla chiusura dell'ateneo. «Il rettore Mancarella ha dichiarato che Pisa si è adagiata sugli studenti. È tutto il contrario, noi siamo al servizio degli studenti, siamo loro servitori. Io durante il lockdown portavo anche solo due euro di fotocopie a casa di studenti», continua il titolare della copisteria di via Ridolfi. Il rettore Paolo Mancarella ha infatti comunicato di voler far restare chiuso l'ateneo fino almeno al 31 dicembre. «Ha sbagliato a comunicare in quel modo. Tutti i suoi colleghi di altre università hanno detto che avrebbero riaperto seppur con gradualità. E le università del sud del Paese hanno colto l'occasione al balzo, mentre grazie a quelle dichiarazioni del rettore pisano c'è stato il fuggi-fuggi da Pisa. Solo io ho stampato oltre 130 disdette di affitti studenteschi», continua Agonigi, che chiama tutti i colleghi e non solo ad una manifestazione l'8 luglio a Roma (per info, 3894232323). Il prolungamento della chiusura dell'ateneo, e di molti servizi amministrativi dell'Università, ha scatenato le proteste delle associazioni di categoria del commercio. «Hanno fatto bene il sindaco Conti e l'assessore Pesciatini a chiedere al rettore di ripensarci, ma evidentemente non è servito. È lui che decide, e basta. Ma se lui e tutti i professori non avessero lo stipendio fisso e garantito e dovessero vivere con le loro famiglie della quotidianità forse ci penserebbero due volte. Io ho già chiuso la copisteria di via San Lorenzo. Sto raschiando il fondo del barile dei miei risparmi e mi devo sentire dire dai vertici dell'ateneo che i pisani si sono adagiati sugli studenti?».

La disperazione di Agonigi come quella dei suoi colleghi emerge chiaramente ma si lancia con un certo ottimismo in una proposta di “buon senso”. «Chi è il più grande proprietario di immobili a Pisa? L'Università. Mi volete far credere che non ci siano spazi atti a garantire il distanziamento sociale? Si usi il Giardino Scotto, la Cittadella, gli Arsenali medicei, il palazzetto dello sport e i cinema. Ancora oggi mi ricordo delle lezioni che frequentavo nei cinema. Ora non si può?».

L'ateneo rimarrà chiuso fino al 31 dicembre nonostante gli appelli del 9 giugno di sindaco e liste studentesche. E sono ancora chiusi tutti i musei dell'ateneo dal Lanfranchi al Museo di scienze naturali, all'Orto Botanico. «Al posto degli studenti negli appartamenti stanno entrando gli asiatici. Si sta distruggendo il tessuto sociale di Pisa. E gli altri atenei sono pronti a incassare mentre noi siamo sull'orlo del precipizio». —

Carlo Venturini

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