Imu, martedì la prima scadenza «Banco di prova della crisi»
L’amministratore unico di Sepi, Cavallini, sugli effetti dell’emergenza sanitaria «Rischio di concentramento dei pagamenti a fine anno, ci stiamo organizzando»
pisa
È il «primo vero banco di prova» per capire le conseguenze reali dell’emergenza coronavirus. Conseguenze «il cui vero impatto devastante si vedrà a partire dal secondo semestre di quest’anno e poi nel 2021».
Lo afferma Iacopo Cavallini, 48 anni, amministratore unico di Sepi (Società entrate Pisa), economista e ricercatore presso il Dipartimento di Economia e management dell’Università di Pisa nonché titolare del corso d’insegnamento in “Ragioneria delle Aziende Pubbliche” e contitolare del corso di “Economia aziendale I”. Il suo è un punto di osservazione “privilegiato”: Sepi si occupa della riscossione dei tributi locali per 4 differenti comuni della provincia. Oltre a Pisa ci sono Vecchiano, Santa Croce e Cascina. E in questi giorni l’azienda è alle prese con il primo pagamento importante dell’anno (dopo il rinvio per decreto o provvedimenti amministrativi locali di numerose tasse, tariffe e imposte): l’Imu. Il 16 giugno la scadenza. Per molti, ma non per tutti. «Cascina ci ha comunicato l’intenzione di rinviare il pagamento dell’acconto Imu spostando il versamento ad agosto. Ma è l’unico dei quattro Comuni di cui ci occupiamo che ha operato in questo senso».
Cosa significa rinviare l’incasso dell’Imu per un’amministrazione comunale?
«L’Imu è sicuramente una componente importante nei bilanci degli enti locali, soprattutto perché è quella che ha il più alto tasso di riscossione medio in Italia e anche nel nostro territorio. Le persone tendenzialmente l’Imu lo pagano, quindi la decisione di Cascina, possiamo dire, è un differimento di una entrata certa per un periodo tutto sommato limitato. Teniamo conto che l’Imu è una imposta che per quanto riguarda le persone fisiche colpisce chi, teoricamente, ha disponibilità importanti, come una seconda o terza casa, ma colpisce anche le attività produttive: l’imprenditore che dispone per la propria attività di un capannone la paga. Credo che alla base della scelta di Cascina ci sia la volontà di aiutare le attività produttive colpite dalla crisi dando loro un paio di mesi di respiro».
Prima o poi l’Imu come le altre tasse e imposte rinviate i cittadini e gli imprenditori dovranno pagarla. Si rischia l’ingorgo a fine anno?
«Sì, un rischio di concentramento di tutti i pagamenti c’è. E in proposito noi come Sepi stiamo già immaginando una organizzazione aziendale, da settembre in poi, che ci garantisca una struttura organizzativa più flessibile e più efficiente proprio in considerazione del sovrapporsi di scadenze che aumenteranno il nostro lavoro: sia per la stampa e l’invio ma anche per i rapporti con il contribuente, questo è il motivo per cui abbiamo attivato da pochi giorni lo sportello telematico».
È la conseguenza della “lezione”, mi passi il termine, imparata con il Covid e destinata a diventare strutturale?
«L’emergenza sanitaria ci ha costretto a collocare gran parte, per non dire la quasi totalità, del personale in smart working ma anche dotare il personale degli strumenti necessari per svolere le proprie mansioni facendo anche qualche cosa di più, come appunto lo sportello virtuale: il contatto tra un nostro operatore e il contribuente avviene via computer attraverso una di quelle piattaforme che tutti noi abbiamo imparato a usare in questo periodo. Da quando abbiamo dato l’annuncio di questa possibilità in molti, non solo professionisti ma tante persone normali, hanno cominciato a chiedere appuntamenti virtuali per gestire le proprie pratiche attraverso questa piattaforma con ottimi risultato. Speriamo da settembre in poi di usarlo a pieno regime. Ci attendiamo l’accavallamento di scadenze e forse anche momenti di confusione e carichi di lavoro importanti. Certi accorgimenti adottati durante l’emergenza li rendiamo strutturali. Oltre allo sportello virtuale non avremo mai più lo stesso numero di dipendenti stesso numero di dipendenti presenti insieme in azienda. Una decisione importante, motivo di soddisfazione, resa possibile anche grazie alla grande disponibilità da parte di sindacati e personale.
Dal suo particolare punto di osservazione della crisi provocata dall’emergenza sanitaria che tipo di ripercussioni potrebbero esserci sul piano fiscale? C’è il rischio che i cittadini non paghino le tasse?
«Non abbiamo ancora ben compreso l’impatto devastante che deriverà dall’emergenza Covid: gli effetti si vedranno a partire dal secondo semestre di quest’anno e nel 2021 per un insieme di ragioni. Intanto l’Imu sarà un banco di prova, il primo. La Tari era già stata rinviata anche perché sono cambiate modalità di calcolo. Quindi l’acconto Imu è il primo banco di prova per vedere l’effetto Covid. Poi seguiranno a cascare gli altri tributi e tariffe che sono state rinviate con provvedimenti governativi o locai. Tra pochi giorni avremo il responso. È facile immaginarsi, però, che se le statistiche parlano di meno 9% di Pil, di meno 12%per i consumi della crisi possa risentire anche la parte fiscale e tributaria. Non mi permetto di dare suggerimenti alle amministrazioni rispetto a come procedere, ma di sicuro come Sepi lo sportello virtuale non sarà l’unico strumento per avere un contatto diretto con le attività produttive e i cittadini. Mandare una lettera che intima o minaccia ritorsioni per mancati pagamenti non funziona più: cercheremo tramite strumenti telematici, con messaggi su smatphone o video, di avere un contatto diretto con i cittadini e le attività produttive per sensibilizzarli all’adempimento fiscale ricordando loro che i soldi delle tasse coprono i servizi per la collettività. A cominciare dalla sanità». —
Valentina Landucci
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