Il presidio
Cassonetti in mezzo alle case, esplode la rabbia in via Norvegia
pisa
È «una mina vagante» il quartiere periferico di via Norvegia a Pisa che da anni lotta contro il degrado. Mercoledì mattina decine di residenti, insieme all’Unione sindacale di base–Associazione inquilini e abitanti (Asia-Usb), hanno incontrato i rappresentati di Geofor e di Apes (la società che gestisce, per conto del Comune le case popolari), con l’obiettivo di cominciare a trovare delle soluzioni ai disagi e malfunzionamenti che preoccupano le centinaia di famiglie del quartiere. L’ultima di una lunga lista è la questione rifiuti, in seguito allo spostamento di alcuni cassonetti proprio in mezzo ai palazzi. Per questo la scorsa settimana, tra l’esasperazione generale e l’arrivo del caldo, gli abitanti hanno ricollocato i contenitori, con i sacchi dell’immondizia spesso accatastati all’esterno, nell’area originale di raccolta, più lontana dalle abitazioni. Una misura disperata per allontanare gli odori nauseabondi, anche se non è stata evitata l’infestazione di insetti e roditori. «Per 57 famiglie i cassonetti erano vicino alle case, sotto le finestre, senza mai essere oggetto di lavaggio o di sanificazione», denuncia Federica Duchini di Asia-Usb, residente in via Norvegia. «Qui la gente è tenuta da anni nel degrado. I problemi sono tanti e, nonostante le promesse delle varie amministrazioni, tutto è rimasto uguale». Una delle richieste presentate è quella di lasciare i cassonetti nello spazio attuale e, in seguito, di collocare contenitori automatizzati e interrati. Ma la serie di problematiche è fitta, come ha denunciato, “armato” di lista, Giulio Sassetti insieme a tutti i residenti che hanno partecipato con domande e osservazioni: «al numero 13 manca lo scivolo per le persone disabili. È necessario ripristinare il manto stradale e i marciapiedi interni. Chiediamo inoltre che venga data una decenza visiva ai palazzi e che vengano controllati i cordoli dei palazzi, visto che entra l’aria e filtra l’acqua. In più c’è l’illuminazione pubblica non funzionante». I palazzi, come raccontano gli abitanti, non sono oggetto di una manutenzione risolutiva da anni, tra fogne traboccanti, intonachi scrostati e terrazzi traballanti, nonostante le cifre sborsate per i lavori. Preoccupanti anche le aree verdi abbandonate: oltre ai piazzali habitat di serpenti e topi, anche l’area adiacente all’ex asilo Timpanaro si è trasformata in un acquitrino. E intanto è stata fatta una raccolta firme per chiedere un incontro con le istituzioni comunali competenti. –
Sara Venchiarutti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google