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Il cardiologo rossi 

«Stress e mancate cure: raddoppiati gli infarti durante il lockdown»

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Pisa

Tra gli effetti indiretti dell’epidemia da virus Covid-19 vi è una mortalità cardiovascolare più che raddoppiata in persone che non erano state contagiate dal virus. Un dato che appare confermato anche dai rilievi che sta effettuando l’Agenzia di sanità Regionale.

«Un fattore importante di questo fenomeno è stato lo stress nervoso che l’emergenza coronavirus ha creato nella stragrande maggioranza delle persone per la paura di contrarre l’infezione e per la limitazione della propria libertà personale dovuta alla quarantena – spiega Marco Rossi, cardiologo e docente dell’Università di Pisa –. Sappiamo che lo stress, specie in soggetti con preesistente cardiopatia, è un fattore di rischio. Un altro motivo dell’aumento delle morti da infarto in persone non colpite da Covid-19 è stato il ritardo nella diagnosi per la paura di andare in ospedale. Cosa che ha portato a sottovalutare sintomi premonitori, come affanno o senso di oppressione al torace, che ne avrebbero permesso la diagnosi precoce. Infine non va sottovalutato l’impatto dell’aver dovuto sospendere, per il lockdown, i controlli periodici dei pazienti con cardioapatia nota. È necessario quindi tornare, nel rispetto delle norme precauzionali ancora indispensabili, ad una normale attività programmata di controlli ambulatoriali».

Rossi anche analizza anche la pandemia ha insegnato anche dal punto di vista cardiologico: «Più che insegnare cose nuove ha confermato quello che già i cardiologi sanno e cercano di trasferire ai pazienti: l’importanza della correzione dei fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, fumo, diabete, colesterolo alto, sedentarietà, sovrappeso. Cosa altrettanto importante, non sottovalutare i sintomi premonitori». –

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