Il Tirreno

Pisa

la protesta 

«Nessuna concertazione»

carlo venturini

I titolari degli esercizi pubblici evidenziano il fatto che le ordinanze siano state messe a punto col coinvolgimento delle associazioni di categoria

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«Lunedì alle 16 tutti in piazza dei Cavalieri. Confcommercio e Confesercenti non ci rappresentano più. Il sindaco parli con noi e non solo con loro».

Lo dice Gilles Nardi, esercente di piazza delle Vettovaglie mostrando il suo locale chiuso mentre la polizia municipale transenna gli ingressi in piazza delle Vettovaglie. «Questi due mesi di chiusura mi sono costati almeno 16mila euro di affitto, cifra a cui si aggiunga quella del personale e delle bollette. E come possiamo ripartire con questo contingentamento della piazza?». Nardi esamina le proposte del sindaco Michele Conti. «Ci dice che si possono mettere tavolini o occupare via delle Sette Volte? Ma chi ci va laggiù?». Interviene Maurizio Gasperini dell'enoteca Ceccorivolta. «Laggiù c'è solo il centro della Caritas. Si sta scherzando? Fino al 30 giugno ho pagato l'occupazione di suolo pubblico qui, in piazza. Il Comune mi ridà indietro quanto versato? No. Anzi mi costringe a mettere tavolini solo sotto i portici. Ed è questa una misura inaccettabile perché ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e rispettare chi lavora responsabilmente».

Il braccio di ferro tra gli esercenti e la pubblica amministrazione si amplia e coinvolge quello delle associazioni di categoria. Nardi dice: «Se oggi subiamo tutto ciò è anche a causa delle associazioni di categoria che non sanno rappresentarci e programmare efficacemente una convivenza tra tutti noi per il bene della città». Un esercente della piazza aggiunge: «Le ordinanze non si fanno convocando le solite associazioni di categoria bensì sentendo chi lavora ed il quartiere. Bisogna conoscere il tessuto socio-economico della zona e non commettere gli errori fatti negli ultimi 15 anni».

La situazione venerdì sera alle Vettovaglie è stata tutto sommato tranquilla per i fruitori che hanno prenotato i tavolini e hanno potuto fare l'aperitivo con una certa calma surreale. Ma c'è chi non ci sta. Michele Bufalino, insegnante precario, dice: «Entro in piazza, trovo i vigili che mi chiedono se ho prenotato. Gli dico di no ma che mangio solo un panino e me ne vado subito visto che non posso consumarlo neppure in piedi. È questa la riapertura? Era più onesto dire di stare ancora a casa. Non è vita così». La maggior parte dei commercianti della piazza si sente vittima di un certa persecuzione mirata, quando dicono: «Dove sono i controlli in piazza Gambacorti? In via delle Case Dipinte? In piazza Santa Caterina e in quella dei Cavalieri? Dove e quando i controlli in via San Martino?». Fatto sta che anche tra commercianti della stessa piazza non c'è un'unica visione di intenti. Quelli diurni (fruttivendoli, negozianti di alimentari e banchi di abbiagliamento) non tollerano più la movida notturna che ha strascichi pesanti sulla vita commerciale mattutina. —carlo venturini

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