Signorilità e capolavori di tattica: mister Gigi nei ricordi del bomber Lamberto Piovanelli
L’ex attaccante nerazzurro è stato uno dei giovani in cui l’allenatore del Pisa credette maggiormente
pisa
Sono tanti i giocatori che devono molto a Gigi Simoni nei suoi due anni passati a Pisa con il presidente Romeo Anconetani. Due promozioni in A decisamente diverse. La prima, nel 1984-85, con una vera e propria corazzata capace di comandare il campionato dalla prima all'ultima giornata, la seconda, nel 1986-87 conquistata all'ultimo tuffo in casa della Cremonese dopo un'inizio difficile. Quel 21 giugno il tuffo vero e proprio lo fece Lamberto Piovanelli, che è uno dei giovani in cui Simoni ha creduto maggiormente in quella stagione. Lamberto piange oggi il maestro di allora: «Nella mia carriera ho avuto tanti allenatori bravi, ma Simoni è stato un vero signore del calcio. Un uomo serio, un tecnico preparato e di grande sapienza calcistica. È stato davvero importante per la mia carriera.È stato un onore essere allenato da lui».
Cosa le ha dato Simoni in quel periodo?
«A livello personale mi ha dato sempre grande fiducia facendomi esordire nel Pisa che mi prese ad ottobre dall'Atalanta. Venivo da un periodo non facile e lui fu importante per il mio rilancio».
Quanto c'è di Simoni in quella promozione?
«Praticamente tutto. Lui era il collante tra noi e la società e in particolare Anconetani. Ha sempre creduto nella squadra anche quando tutto sembrava andarci storto».
Non era facile neppure gestire tanti giovani attaccanti...
«Eravamo io, Cecconi, Pellegrini e Faccini. È stato bravissimo a tenerci sempre sulla corda e dare spazio un po' a tutti. Spesso ci dimentichiamo che Simoni prima di essere un allenatore è stato un calciatore di alto livello. Anche questo aspetto ha fatto la differenza a livello tecnico».
Dopo la sconfitta di Cagliari cosa vi disse?
«Mancavano due partite alla fine e dovevamo battere la Lazio partita da -9 e la Cremonese capolista. Io non ero in gran forma, ma lui il martedì mi prese da una parte e mi disse che tanto peggio di così le cose non potevano andare e che nelle ultime due partite il posto in attacco accanto a Cecconi sarebbe stato ancora mio».
E anche lì ebbe ragione lui, giusto?
«Segnai due gol alla Lazio e uno alla Cremonese. Cremona è stato il suo capolavoro».
Come preparò quella partita Simoni?
«Il giorno decisivo è stato il sabato. Simoni ci fece fare una riunione collettiva e poi ci prese reparto per reparto. Ci disse in maniera dettagliata cosa dovevamo fare. Fu un capolavoro di tattica, ma anche a livello mentale ci dette la spinta».
Vi disse qualcosa di particolare prima di scendere in campo?
«Sapeva cosa dire in ogni istante, anche in quelli più difficili, figuriamoci in quel momento. Anche quando lo speaker di Cremona parlava dei festeggiamenti del pubblico di casa prima della partita, Simoni si limitò a sottolineare con la sua solita signorilità che avevamo un motivo in più per vincere quella partita. E alla fine la vincemmo».
Cosa le lascia Simoni?
«Negli anni ci siamo rivisti spesso in varie occasioni. Era sempre un piacere parlare con lui perché era una persona capace di ascoltare e dare consigli giusti. Mi piace ricordarlo per quello che mi ha dato come calciatore e le cose belle che ha insegnato a me e a tutti i miei compagni. Ha saputo costruire un grande gruppo».
Simoni era un tecnico che conosceva il calcio a memoria, ma sapeva anche dare spazio e libertà ai talenti...
«È proprio così. Lo ha dimostrato soprattutto quando ha allenato uno dei più grandi giocatori al mondo, ovvero il brasiliano Ronaldo. Se non sei un allenatore bravo e intelligente non arrivi a vincere una Coppa Uefa con l'Inter». —
Andrea Chiavacci
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