Italia
«Il sindaco ignora i residenti Il “Riapri Pisa” va ripensato»
Dopo le critiche del gruppo “Vendesi-Vettovaglie” anche gli altri gruppi chiedono a Conti interventi contro il fenomeno della “malamovida”
Pisa
«Ancora una volta non è stata ascoltata la voce dei residenti che avevano chiesto di partecipare alla cabina di regia del piano “Riapri Pisa” e il sindaco non ha avuto la cortesia di comunicare il suo perché»: è l’accusa del coordinamento dei Comitati cittadini che si aggiunge alle preoccupazioni del gruppo “Vendesi-Vettovaglie” dopo le anticipazioni fatte dal sindaco Michele Conti sul piano per rivitalizzare i pubblici esercizi travolti dalla crisi economica legata alla pandemia.
Al centro della polemica ci sono «gli effetti negativi della malamovida». I Comitati chiedono che i finanziamenti promessi dal sindaco alle imprese siano «condizionati alla verifica della regolarità contributiva e fiscale del beneficiario nonché all’assenza di carichi pendenti o di sanzioni penali o amministrativi legate all’esercizio dell’attività di impresa». Pretendono poi che «la liberalizzazione degli spazi pubblici sia temporanea» e che Conti trasformi infatti «l’intenzione più volte ribadita di far cessare a mezzanotte la somministrazione di cibo e bevande».
Se il sindaco ha dichiarato che «le scene viste solo pochi mesi fa sono ora inaccettabili con il distanziamento sociale», i Comitati propongono di vietare «qualsiasi forma di intrattenimento canoro o musicale» e chiedono controlli sugli «ubriachi che creeranno occasioni di contagio e favoriranno il traffico della droga».
I Comitati chiedono poi «chi sarà responsabile dei comportamenti del popolo della notte» e propongono che in aggiunta all’operato delle forze di polizia, di per sé insufficienti, siano messi a disposizione un numero adeguato di “assistenti alla clientela” (steward), responsabili di vigilare sull’osservanza delle regole di distanziamento e del divieto di assembramenti, nelle adiacenze del locale, nonché di vigilare e, se del caso, intervenire per impedire comportamenti illeciti come molestie e schiamazzi. Il tutto attraverso un protocollo di sicurezza, che comprenda la sanificazione degli spazi all’aperto, la gestione dei flussi di persone e percorsi obbligati fino ai locali».
Per questo i Comitati, pur sostenendo come ci sia «un’evidente allergia di questa amministrazione a incontrarci e riconoscere il nostro ruolo perché il sindaco ci ignora e solo il prefetto ci ha coinvolto al tavolo sulla sicurezza urbana», chiedono che «l’attività degli steward sia regolata da un accordo-quadro tra prefettura, Comune, società di vigilanza impiegata ed esercenti commerciali. Al riguardo, una quota-parte dei finanziamenti (diretti e indiretti) che l’amministrazione comunale ha intenzione di predisporre in favore degli esercenti commerciali dovrebbe essere finalizzata a sostenere economicamente l’adozione di queste forme di contenimento del fenomeno». —
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