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L’ultimatum: «Se non ci date i permessi noi chiudiamo»
Lo ha scritto al Comune l’amministratore della società che ha costruito il palazzetto dello sport dopo la contestazione di alcuni abusi edilizi
CALCI
Si parte dagli abusi edilizi riscontrati nel palazzetto e si arriva allo scontro tra la giunta e l’amministratore della Società immobiliare Calci sport. Ecco alcuni retroscena dell’addio della società Peimar Volley a Calci. L’investimento da due milioni per la realizzazione del palazzetto che di fatto non è mai stato utilizzato dalla squadra che milita nel campionato A2 e che ha ceduto il titolo sportivo al Cuneo Volley rischia di finire male. I mesi che hanno preceduto il divorzio da Calci non sono stati tutti rose e fiori. Gli scambi epistolari si sono susseguiti fino alla rottura. Il Comune si trova a prendere decisioni importanti. La vicenda inizia due anni fa. Nel protocollo di intesa che Calci ha firmato a dicembre 2018 per favorire il rilancio degli impianti sportivi alla Gabella, il Comune si impegna «a partecipare mediante le proprie strutture tecniche alla fase preliminare e programmatoria delle progettazioni» e a indirizzare «i progettisti della società alle soluzioni definitive sia per quanto attiene la ristrutturazione del campo, sia per viabilità e parcheggi». Ma gli abusi edilizi nell’area sono stati scoperti quando ormai erano stati realizzati. I due milioni di euro investiti sono stati motivo di orgoglio per lo sport. Anche perché c’era il gruppo Peimar, costruttore di moduli fotovoltaici, che aveva acquisito il controllo della Società Calci sport, che fa capo alla famiglia proprietaria di una parte del complesso che comprende il tennis e le piscine. La stessa società aveva rilevato la gestione delle squadre maschili della Vbc Calci e delle squadre femminili ex Libertas, e voleva convertire il campo coperto 7 a campo di pallavolo. Nei mesi successivi però è stato chiaro che qualcosa non stava andando come previsto. La squadra di A2 non ha mai giocato a Calci, è stata costretta a pagare l’affitto per utilizzare il palazzetto di Santa Croce sull’Arno. La risposta è ed in un atto del 25 ottobre 2019. Il settore 2 del Comune, assetto e gestione del territorio, contesta una serie di abusi edilizi a Pasquale Mallone, imprenditore calabrese, amministratore della Società Immobiliare Calci sport, Giovanni Parenti, investitore della Società immobiliare Calci sport, a due tecnici (che hanno firmato gli atti per la realizzazione di una struttura metallica non prevista nel progetto originario) e ai proprietari di parti di terreno interessati dagli abusi. Si contestano opere eseguite in assenza e difformità dalle concessioni e in contrasto con gli strumenti urbanistici, si minacciano sanzioni e richiesta di ripristino dei luoghi. Da qui iniziano le “pratiche” che hanno portato al divorzio ufficializzato in questi giorni. Da una parte la società vuole sanare le irregolarità, dall’altra il Comune vuole vederci chiaro. Ma l’amministratore unico dell’Immobiliare Calci sport, nel chiedere la sanatoria, ha sollecitato una rapida risposta. «Questo permetterebbe una corretta gestione della programmazione delle attività sportive legate al progetto, con riferimento alle attività giovanili della Vbc che altrimenti dovrebbero affrontare un ridimensionamento o una cancellazione», ha puntualizzato Mallone. Gli ha risposto l’assessore Stefano Tordella per conto della giunta, ed è andato incontro a un insolito “siparietto” perchè la risposta pare avere mandato su tutte le furie Mallone. «Se non ho le certezze sui tempi entro il 16 aprile mi troverò costretto a chiudere tutto, le attività del nuoto e quelle della pallavolo giovanile. In toto. Se si continua a temporeggiare il centro sportivo chiude e riaprirà quando ci saranno le condizioni adatte e una amministrazione interessata a svilupparlo a costo zero godendo di investimenti privati di terzi». Sorprendente come Mallone si congeda: «Ps: assessore Tordella questa la pubblicare su Facebook». Il contenzioso c’è ma la mediazione è in corso. — Sabrina Chiellini
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