Il Tirreno

Pisa

il triste epilogo 

È di Claudia il cadavere trovato nell’Arno

Sabrina Chiellini
È di Claudia il cadavere trovato nell’Arno

Nel corso dell’autopsia il riconoscimento ufficiale grazie al Dna. La notizia data dai carabinieri alla famiglia chiusa nel dolore

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CASCINA. È di Claudia Meini, 40 anni, di Pisa, il cadavere della donna trovato nel fiume Arno a Campo, nel comune di San Giuliano Terme, la mattina del 25 aprile. Si è conclusa nel peggiore dei modi la vicenda della scomparsa della quarantenne che per più di un mese ha tenuto in ansia i genitori della donna e il compagno, Andrea Marcacci. Solo pochi giorni fa quest’ultimo, quando ormai c’erano i primi elementi per ritenere che i resti mortali affiorati nel fume fossero quelli di Claudia, aveva pubblicato un nuovo accorato appello sui social.

«Sono passati 50 giorni da quando Claudia Meini è scappata di casa dei genitori in pigiama e giubbotto – scrisse in un post del 12 maggio – sotto choc e in stato confusionale (molto probabilmente causati dalla situazione del Covid-19), ma probabilmente ora avrà trovato altri abiti da mettersi».

Si aggrappavano a una debole speranza che la figlia fosse ancora in vita anche i genitori, che abitano nel comune di Cascina e che sono stati gli ultimi a vederla.

Lunedì 23 marzo, di sera, Claudia Meini si allontanò da casa dei genitori dopo una giornata che era stata di difficile gestione, proprio per le condizioni di salute della quarantenne.

«Il mio grande amore Claudia Meini, 40 anni, alta 168 cm, peso 56 kg,capelli castani chiari, occhi azzurri. Noi (io, la sua famiglia ed Elisa, la sua migliore e sincera amica) abbiamo cercato di creare una rete sui social per cercare di avere prove, avvistamenti, ma soprattutto persone che vogliono collaborare seriamente», scriveva ancora il fidanzato. Dal 25 aprile i familiari e gli amici sono rimasti sospesi nel loro dolore. Nessuna certezza. «Ci dicono che le ricerche vanno avanti, speriamo che sia così», sono le parole della madre di due giorni fa. Ma in cuor suo la donna aveva temuto di trovare dolorose conferme. I tempi dell’autopsia sono stati più lunghi del previsto. Il magistrato che seguiva le indagini ha ritenuto necessario un riconoscimento di carattere scientifico per l’identità del cadavere ripescato nel fiume. Già dagli indumenti rimasti sul corpo straziato dalla lunga permanenza nell’acqua erano stati rilevati elementi significativi per chiudere la vicenda. Mancava il tassello dell’ufficialità, dell’autopsia che è stata effettuata a Firenze dopo giorni di attesa dovuti in parte al coronavirus e in parte a problemi strutturali della medicina legale di Pisa.

La morte è avvenuta per annegamento, anche se l’esito degli accertamenti medico-legali si conoscerà nei prossimi mesi. Il riconoscimento è avvenuto attraverso il Dna.

Per i genitori è il momento del dolore e del lutto. —

s.c.. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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