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Pisa

il giallo della gamerra 

«Scieri ucciso con crudeltà da tre caporali in caserma»

«Scieri ucciso con crudeltà da tre caporali in caserma»

La Procura militare chiude l’inchiesta e contesta ai tre già indagati a Pisa l’omicidio pluriaggravato. Il movente: punito dopo averlo visto al cellulare

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pisa

La Procura generale militare di Roma ha chiuso l’inchiesta sulla morte dell’allievo parà Emanuele Scieri, 26 anni, diSiracusa, avvenuta nella caserma “Gamerra” di Pisa nell’agosto 1999.

L’avviso di conclusione indagini - atto che prelude di solito a una richiesta di rinvio a giudizio - è stato notificato ieri mattina ed è firmato dal procuratore generale della Corte militare d’appello di Roma Marco De Paolis e dal sostituto pg militare Isacco Giustiniani ai tre indagati: si tratta di Andrea Antico, 41 anni di Rimini, militare; Alessandro Panella di Cerveteri, 41 anni, (difensori Tiziana Mannocci e Marco Meoli) e Luigi Zabara (avvocato Andrea Di Giuliomaria), 43 anni, di Frosinone. All’epoca dei fatti, rivestivano il ruolo di caporali nella caserma di Pisa dove morì Emanuele Scieri.

L’ipotesi di reato formulata nei confronti di tutti e tre è quella di concorso in «violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato», in base a quanto previsto dall’articolo 195 del codice penale militare di pace.

Sul caso Scieri, riguardo al fronte della giustizia ordinaria, è tuttora aperta un’indagine a Pisa che vede gli stessi indagati con l’aggiunta del comandante della Folgore all’epoca dei f atti, generale Enrico Celentano. Panella, Antico e Zabara, si legge nel provvedimento della procura generale militare di Roma «agendo in concorso tra loro e per cause non estranee al servizio e alla disciplina militare, cagionavano con crudeltà la morte dell’inferiore in grado allievo-paracadutista Emanuele Scieri e ciò con le aggravanti del grado rivestito, dell’aver agito con crudeltà e profittando dell’orario notturno trasgredendo più volte il regolamento di disciplina militare che erano tenuti ad osservare», nonché «qualificandosi, nei confronti dell’allievo-paracadutista, come suoi superiori in grado, effettivi allo stesso reparto di addestramento reclute ed esercitando, con abuso di autorità e modalità illecite, i doveri del superiore».

Obbligato a eseguire prima numerose flessioni e poi un esercizio di arrampicata sulla torre di asciugatura dei paracadute, il tutto sotto i colpi dei tre indagati e, caduto a terra da un’altezza «non inferiore a 5 metri» fu lasciato agonizzante senza alcun soccorso. È la ricostruzione della Procura generale militare che attribuisce a Panella l’azione di aver colpito un piede di Scieri facendogli perdere l’equilibrio. «I tre caporali, tra le ore 22,30 e le 23,45 del 13 agosto 1999 - si legge nell’avviso di conclusione indagini – allorché incontravano l’allievo paracadutista Scieri, che stava per effettuare una chiamata con il suo telefono cellulare poco prima di rientrare negli alloggiamenti del reparto di appartenenza per ottemperare all’obbligo imposto alle reclute, lo fermavano e, qualificandosi come caporali del Reparto corsi e suoi superiori in grado, gli contestavano di aver violato le disposizioni che, per ragioni di disciplina, gli vietavano di utilizzare il telefono cellulare». Non solo. «Il tempestivo intervento del personale di sanità militare che fu precluso dai tre indagati, avrebbe, invece, potuto evitare la morte dell’allievo parà Scieri».

L’avvocato Di Giuliomaria «non ritiene che vi sia giurisdizione militare e il capo d’imputazione mette in evidenza forzature tese a sostenere la legittimità di una giurisdizione che francamente regge davvero poco. Quindi, se la Procura militare riuscirà a far fissare l'udienza preliminare prima della Procura ordinaria di Pisa solleveremo la questione sulla giurisdizione. Sul piano difensivo, resta indifferente per noi che poi alla fine il processo si svolga difronte al tribunale militare o a quello ordinario». —

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