Il Tirreno

Pisa

Gli istituti di ricerca 

«Plexiglass, spazi fissi e doppi turni nei laboratori»

G.b.
«Plexiglass, spazi fissi e doppi turni nei laboratori»

Il coronavirus ha cambiato anche le attività di ricerca con l’adozione di strumenti di protezione e un nuovo modello organizzativo

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Pisa

Il Covid-19 non ha cambiato solo le modalità di accesso alla Scuola Sant’Anna. Anche le mense e spazi comuni sono stati rivisti in maniera da garantire il distanziamento sociale. Una ricetta antivirus che è stata estesa anche ai laboratori dove docenti, ricercatori e studenti lavorano insieme ma difendendosi dalla pandemia. «Siamo più in sicurezza qui rispetto a un supermercato», assicura Pierdomenico Perata, direttore del laboratorio Plant Lab ed ex rettore dell’istituto di piazza Santa Caterina.

«Siamo da sempre abituati a usare camice e guanti, le novità sono le mascherine che vengono fornite a ciascun lavoratore ogni mattina e l’adozione delle linee guida, predisposte dal Comitato tecnico scientifico interno», ci spiega l’ex rettore guidandoci, una volta superato il controllo elettronico previsto in tutte le strutture della Scuola (vedi articolo nella pagina a sinistra), all’interno del laboratorio che gestisce. «Abbiamo riorganizzato tutto – ci fa notare –: ogni postazione è dotata di separatori in plexiglass e degli adesivi sul pavimento delimitano gli spazi di lavoro e consentono di rispettare le distanza di sicurezza senza interferire con le attività delle altre persone».

Contatti ridotti al minimo anche nei corridoi, dove si procede secondo percorsi obbligati che evitano incroci tra persone a meno di un metro di distanza. Tuttavia l’attività di ricerca può in alcune occasioni obbligare i lavoratori a ridurre la distanza di sicurezza. «Sono situazioni eccezionali – sottolinea Perata – ma per queste ci siamo dotati, nel rispetto delle normative regionali, di mascherine Ffp2 che consentono di operare in sicurezza».

L’attività del Plant Lab, come di tutti gli altri laboratori del la Sant’Anna, non si è fermata neanche nel lockdown. Con la fase due però è andata a intensificarsi. Per garantire il rispetto delle norme anticontagio è stato necessario anche riorganizzare i modelli di lavoro. «Le postazioni sono state ridotte da 18 a 10 e abbiamo dovuto cambiare i turni – rivela Perata –. Per alleggerire la presenza di persone nello stesso locale e garantire il distanziamento sociale lavoriamo anche il sabato e la domenica e siamo divisi in due turni dalle 7 alle 14 e dalle 14 alle 21».

«Queste misure – conclude la rettrice Sabina Nuti – non costituiscono soltanto la risposta a un obbligo imposto, ma sono espressione di quel senso di responsabilità nel farsi carico della sicurezza e della salute di tutte e tutti coloro che fanno parte della nostra comunità la cui priorità è continuare la sua missione e l’impegno nel mettere a disposizione del nostro Paese le proprie competenze e capacità per contribuire a un processo di rilancio economico, sociale e culturale». –

G.b.

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