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Libera professione, stop a 450 specialisti
La rivolta dei medici contro il presidente Rossi, sospesa l’intramoenia fino a che i tempi delle liste d’attesa non saranno ridotti
PISA
Stop all’attività intramoenia fino a che non si abbattono i tempi delle liste d’attesa.
Lo prevede l’ordinanza regionale voluta dal presidente Enrico Rossi e che, tradotta per numeri e attività a Cisanello, significa vietare a oltre 450 professionisti di svolgere visite private disciplinate da un accordo in cui una parte della tariffa pagata dal paziente allo specialista viene trattenuta dall’Azienda ospedaliera.
Nel documento regionale «la ripresa della libera professione è autorizzata dopo il raggiungimento dell’obiettivo di un tempo di attesa per visite specialistiche e diagnostiche istituzionali non superiore ai tempi previsti dal piano regionale». Siamo sui 15 giorni circa.
Alla libera professione potranno, invece, fare ricorso le Asl proprio per abbattere le attese. Ma i medici minacciano le barricate sullo stop all’intramoenia. Afferma una dottoressa dell’Aoup: «Dopo aver ostacolato i medici in ogni modo sulla libera professione con vincoli ingestibili che esistono solo in Toscana e in nessuna altra regione italiana ora Rossi vuole approfittare della situazione emergenziale per dare l’ultima stangata. Le liste di attesa nemmeno in pieno benessere e senza emergenza Covid sono mai state entro i 15 giorni. Questo vuol dire non farla ripartire mai. E il problema delle liste di attesa non è colpa della libera professione. È un diritto del cittadino scegliersi il professionista che preferisce».
Per l’intersindacale medica, veterinaria e sanitaria della Toscana, che raccoglie tutte le sigle, si tratta di uno «schiaffo di Rossi ai medici che hanno scelto il rapporto esclusivo con il sistema sanitario pubblico. Continua l’attività libero professionale dei medici dipendenti extramoenia, di quelli convenzionati e di coloro che lavorano nelle cliniche private convenzionate con il sistema sanitario pubblico».
Solo i medici che hanno scelto il rapporto esclusivo con il sistema pubblico non potranno ricevere i loro pazienti. Il riferimento per fare un esempio della portata della decisione regionale riguarda centinaia di donne in gravidanza «a cui viene negato il diritto di essere curate da un professionista di fiducia» sottolineano i medici.
«Oggi il presidente della Toscana ci chiede turni di apertura dei sevizi ambulatoriali per 12 ore al giorno dal lunedì al sabato (e siamo pronti a fare anche di più!), e ci ripaga con un’ordinanza con cui compie uno scivolone di pregiudizio ideologico che oscura il rapporto di reciprocità con i dottori che lavorano nei suoi ospedali, dottori che hanno contribuito in modo determinante a rendere la sanità toscana una delle migliori d’Italia pur essendo i peggio pagati in Italia» riprende l’intersindacale. Non esiste per i medici la correlazione tra liste d’attesa e libera professione a rapporto esclusivo. «I tempi dipendono dal gap di risorse che mancano all’appello di un sistema che, negli ultimi dieci anni, ha subito tagli di ogni genere mentre i bisogni e le tecnologie aumentano ogni giorno – accusano i camici bianchi –. Certo, la normativa emergenziale può prevedere che si possa, in casi eccezionali, chiudere temporaneamente anche l’intramoenia in specifiche strutture, ma chiuderla a priori, in tutta la Toscana, prima ancora di ripartire con le attività assistenziali non solo è illegittimo ma inaccettabile sotto tutti i punti di vista».
La categoria minaccia di avviare una mobilitazione generale del sistema che come primo atto prevede una diffida che sarà recapitata ai vertici regionali e delle aziende sanitarie. Molti professionisti, delusi da come vengono trattati, meditano di passare all’extramoenia, «ambito che ad oggi non sembra soggetto a iniziative estemporanee legate all’umore del politico di turno, che non prevede prelievi da parte dell'azienda che possono raggiungere anche il 50% dei ricavi, che garantisce piena libertà nell’esercizio della professione e elimina i vincoli di fedeltà ad un sistema pubblico che, purtroppo, in questa fase storica, sembra stare a cuore solo ai professionisti che turno dopo turno garantiscono la salute di tutti». —
Pietro barghigiani
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