Il Tirreno

Pisa

due corrieri in manette 

Galilei crocevia del narcotraffico sudamericano

P.B.
Galilei crocevia del narcotraffico sudamericano

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pisa

Organizzazione dominicana, partenza della Guyana francese e destinazione Italia. Un tour esotico al contrario per un narcotraffico di corto respiro.

L’arresto al Galilei di una ventenne nell’agosto scorso ha indirizzato nei canali giusti un’inchiesta della Guardia di finanza conclusa con altre due persone in manette all’aeroporto di Milano Malpensa.

Diverso il carico ingerito dai “corrieri” della droga. Se la giovane e incensurata venezuelana aveva inghiottito 88 capsule di cocaina per un totale di 1 kg e 14 grammi, i due fermati a Milano avevano ingoiato 1,5 kg a testa dello stesso stupefacente.

Seguendo il flusso dei soldi, i finanzieri pisani hanno scoperto meccanismi e rotte dei carichi della droga.

I boss al vertice del clan erano dominicani. Selezionavano i loro corrieri contando su coraggio, misto a disperazione, e resistenza fisica. Il viaggio prevedeva la partenza dalla Guyana francese con scalo a Parigi e poi arrivo in Italia in un aeroporto a scelta tra Pisa, Firenze, Malpensa e Fiumicino.

«Pisa grazie alla sua posizione strategica - spiegano dal comando di via Semeraro – perfetta per raggiungere agevolmente le fiorenti zone di spaccio della stessa città, della Liguria e della Lombardia, era stata scelta come base logistica dei traffici dalla quale ordinare ai fornitori le partenze dei fidati corrieri».

L’arresto della venezuelana ha permesso di ricostruire la filiera del business gestito dai narcotrafficanti. Fondamentale l’utilizzo di un software di analisi criminale attraverso il quale sono stati seguiti i flussi di denaro e ricostruita l’intera rete dei rapporti tra i mandanti e i “muli” imbottiti di droga.

Oltre all’arresto in flagranza dei tre corrieri, l’inchiesta si è chiusa con il sequestrato di oltre 4 kg di cocaina e la denuncia di 13 persone responsabili, a vario titolo, di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La ventenne del Venezuela insospettì i finanzieri al Galilei dopo averla vista camminare con difficoltà. Una sofferenza in volto che non poteva essere dovuta solo al viaggio che tra volo e scalo tecnico era durato 35 ore. Fermata dopo lo sbarco rimase in silenzio. Le radiografie parlarono per lei. E dissero abbastanza per portarla prima in ospedale e poi in carcere. —

P.B.

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