Italia
«Casa, reddito e diritti subito» presidio davanti alla prefettura
inziiativa del sindacato usb e dell’associazione inquilini e abitanti
pisa
Sono tanti, troppi i dimenticati nel corso della pandemia da Covid-19. E tanti, troppi, rischiano di trovarsi senza una casa. Per questo ieri mattina anche a Pisa, come in altre città italiane, l’Associazione inquilini e abitanti–Unione sindacato di base si è mobilitata in piazza Mazzini per consegnare al capo di gabinetto della Prefettura di Pisa una lettera da inoltrare al presidente del consiglio e al governo. Con un obiettivo, almeno nell’immediato: garantire il diritto alla casa.
«Con questa campagna nazionale – spiega Cinzia Della Porta, di Asia-Usb Pisa – chiediamo la sospensione del pagamento degli affitti e delle utenze, ma anche un effettivo sostegno al reddito per le fasce di popolazione più deboli. La pandemia ha aggravato una situazione già drammatica. Oltre agli studenti, si è allargata la fascia di chi non riesce a pagare le utenze di base; in Italia c’erano già milioni di persone costrette a vivere in povertà: serve una diversa gestione del diritto all’abitare, con investimenti negli edifici per aumentare l’offerta di case popolari». «Il rischio – sottolinea Valter Lorenzi di Potere al Popolo Pisa, che ha sostenuto questa campagna – è che la “fase 3” si apra con migliaia di sfratti se non ci sarà una sospensione retroattiva degli affitti. Con un accumulo di 4/ 5 mesi di affitto, come si farà a pagare? Per sopravvivere alla crisi che verrà, servirà un reddito sociale minimo, mentre la povertà ingloba anche chi prima viveva tranquillamente, come commercianti e artigiani. Il nostro sistema non può reggere perché antepone la logica del profitto alla vita».
Intanto, i provvedimenti adottati per l’emergenza sembrano insufficienti, come spiega Fabrizia Casalini di Asia-Usb: «I bandi straordinari per accedere ai contributi per l’affitto hanno troppi paletti e per questo escludono tante persone: dagli studenti fuori sede, privi del requisito della residenza, a molti lavoratori. Per esempio, è particolarmente limitativa la necessità di dimostrare la riduzione del reddito del 30% rispetto all’anno scorso per il periodo febbraio-aprile: sarebbe più giusto spostare il confronto a marzo, quando le attività hanno effettivamente chiuso. Senza dimenticare che non sono state stanziate risorse aggiuntive, penalizzando i Comuni con più problemi». –
Sara Venchiarutti
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