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Anche l’arte scommette nella ripresa: «Ma siamo stati travolti da uno tsunami»
Il 19 maggio riapre, su appuntamento, la galleria Gamec in Lungarno Mediceo. Il polo espositivo sposterà gran parte dell’attività online
PISA. Si prova a ripartire, con strumenti diversi, per gettarsi alle spalle uno tsunami che ha travolto tutto e tutti. Cultura compresa. Ne sa qualcosa Massimiliano Sbrana, direttore della galleria d’arte Gamec-Centro Arte Moderna di Pisa, in lungarno Mediceo. Il polo espositivo riaprirà i battenti il 19 maggio, seguendo le disposizioni ministeriali, ma la strada è ancora tutta in salita e all’attività in galleria, fin da ora, si pensa di affiancare iniziative online. Insomma a cambiare le regole del gioco, per tornare a sorridere.
«Per fortuna l’emergenza ci permette di ricominciare a lavorare – afferma Sbrana – ma ci vorrà del tempo affinché tutto possa tornare come prima. E parlo da gallerista, con una esperienza ultratrentennale. In un settore dinamico come il nostro, dove il contatto e il confronto sono alla base di ogni attività. Questa emergenza ha praticamente annullato tutte le iniziative e non sarà facile, applicando il distanziamento sociale, poter riprendere a pieno regime quello è stato lasciato in sospeso».
La galleria comunque ci prova. Il 19 maggio il centro artistico pisano accoglierà i visitatori solo la mattina, dalle 10 alle 12.30, e necessariamente su appuntamento. «Riprenderemo con una grande esposizione di opere di artisti legati alla nostra realtà – spiega Sbrana –. E lo faremo con gioia, ma nella consapevolezza che il nostro lavoro deve subire necessariamente dei cambiamenti, se vuole sopravvivere, dettati proprio da questa pandemia che ha travolto molte delle nostre abitudini. Per prima cosa non potendo, non so per quanto, effettuare inaugurazioni di eventi, dobbiamo inevitabilmente ripensare al nostro modo di lavorare». Ed è qui che entrano in gioco le tecnologie. «Dovremo insomma imparare ad utilizzare anche la rete – afferma Sbrana – per riposizionarsi sul mercato. Il Covid-19 ha gettato al vento tanti sacrifici fatti e quindi siamo costretti a rinnovarci. Un processo inevitabile e necessario per cambiare pelle se vogliamo essere competitivi, ma soprattutto permettere all’arte di essere apprezzata anche attraverso il monitor di un computer e soprattutto avere delle pretese economiche diverse».
Insomma, si parla di una vera e propria trasformazione, nella quale Massimiliano Sbrana, figlio d’arte (il padre era Nilvano, noto gallerista pisano), crede per poter continuare a portare avanti il suo lavoro, in attesa di tempi decisamente migliori. —
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